Sospeso aborto forzato su donna disabile: accolto il ricorso - Corrispondenza romana
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Sospeso aborto forzato su donna disabile: accolto il ricorso

Come abbiamo visto per i casi di Charlie Grad, Alfie Evans, Isaiah Haastrup anche per il caso dell’aborto forzato su una donna disabile siamo di fronte ad un sistema orribile che vuole a tutti i costi la morte dell’innocente ed il trauma della madre per il suo “miglior interesse”.

Il caso è stato sollevato qualche giorno fa in Gran Bretagna e riguarda una donna disabile incinta alla ventiduesima settimana, per cui i medici inglesi avrebbero chiesto l’aborto forzato in quanto questa si trova sotto custodia di un trust, ovvero un’unità organizzativa del National Health Service, il servizio sanitario britannico.

Il tutore avrebbe dichiarato che “l’aborto sarebbe meno traumatico per la donna rispetto al parto, soprattutto se il bambino venisse poi posto in affidamento”.

A questa decisione si è fermamente opposta la madre della ragazza (un’ostetrica cattolica in pensione), la ragazza stessa e l’assistente sociale che la sta seguendo.

Il caso è finito davanti ad un giudice, che come successo anche ai bambini inglesi uccisi, è solo che garanzia di peggioramento.

Il giudice, Nathalie Lieven, che ha autorizzato l’aborto, ha dichiarato:

“Sono profondamente consapevole che il fatto che lo Stato ordini a una donna di avere un aborto, dove sembra che lei non voglia, è un’immensa intrusione ma devo operare nel suo miglior interesse, non secondo le opinioni della società sul tema dell’aborto”.

La Lieven, che ha affermato che la sua decisione è imparziale e nel “best interest” della ragazza, ha lavorato vari anni nella lobby britannica per l’aborto ed è stata coinvolta in vari casi riguardanti l’aborto nei tribunali.

La madre della ragazza ha deciso di fare ricorso e la Corte d’Appello di Londra ha ribaltato la sentenza dandole ragione.

I giudici McCombe, King e Jackson hanno dichiarato che in seguito forniranno le ragioni della loro decisione.

E la Chiesa? I vescovi inglesi hanno rotto il silenzio solo prima della decisione della Corte d’Appello tramite un comunicato stampa firmato dal vescovo John Sherrington, ausiliare di Westminster, in cui si legge:

“Ogni aborto è una tragedia. Questa tragedia è aggravata nel caso della recente decisione legale della Corte di stabilire che una madre, che ha 20 anni ed ha una disabilità di apprendimento “moderatamente grave” e che desidera mantenere il figlio a 22 settimane, deve avere un aborto. La nascita naturale del suo bambino è sostenuta da sua madre – che ha detto che si prenderà cura del bambino – dal suo assistente sociale e dal suo team legale. Costringere una donna ad abortire contro la sua volontà e quella della sua stretta famiglia, viola i suoi diritti umani, per non parlare del diritto del suo bambino non nato alla vita in una famiglia che si è impegnata a prendersi cura di questo bambino. In  una società come la nostra c’è un equilibrio delicato tra i diritti dell’individuo e i poteri dello Stato. Questa è una decisione triste e dolorosa per tutta la famiglia che teniamo nelle nostre preghiere. Questo caso, per il quale tutte le informazioni non sono disponibili, solleva seri interrogativi sul significato di “miglior interesse” quando un paziente manca di capacità mentale ed è soggetto alla decisione della corte contro la sua volontà”.

Il giornalista cattolico Damian Thompson ha dichiarato:

Questo è protestare dolcemente. È il minimo indispensabile. Patetico”

Con una maggior presa di posizione, il vescovo scozzese John Keenan ha commentato invitando tutti a presentare una petizione contro questa decisione “cattiva sotto così tanti livelli”.

Contro un sistema che in maniera così diabolica vuole a tutti i costi la morte, solo la morte, sempre nel “miglior interesse” di tutti, auspichiamo che, se i medici andassero fino in fondo presentando un nuovo ricorso dando ragione al giudice, i vescovi inglesi abbiano la forza di alzarsi in piedi e di difendere la vita innocente. (Chiara Chiessi)