Si è dimesso Brendan Eich travolto dalla tempesta LGBT - Corrispondenza romana
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Si è dimesso Brendan Eich travolto dalla tempesta LGBT

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bits-firefox-blog480Brendan Eich, travolto dalla bufera ideologica LGBTQ, è stato costretto alle dimissioni da CEO di “Mozilla”. Come riporta, infatti, il “Corriere della Sera on-line” del 4 aprile: «La sua carriera da amministratore delegato di Mozilla, il colosso del web famoso in tutto il mondo per il browser Firefox, è durata poco più di una settimana. Poi Brendan Eich, (…) è stato messo alla porta dall’azienda che aveva contribuito a fondare. Non per qualche divergenza sulla strategia aziendale da intraprendere. Ma perché lui, inventore del linguaggio di programmazione Javascript e genio del web, è stato accusato di omofobia».

La colpa imperdonabile di Eich risale al 2008 quando appoggiò con una donazione di 1.000 dollari il comitato promotore del referendum sulla “Proposition 8”, la consultazione popolare, oggi abrogata, che portò all’annullamento dei matrimoni gay in California. Un gesto “omofobo” inaccettabile per l’intollerante comunità LGBT che, non appena appresa la notizia della sua nomina a CEO di “Mozilla”, ha messo in piedi una campagna d’odio e di insulti conclusasi ieri con lo scalpo del nemico. Inutili sono state le dichiarazioni di Eich che, in un’intervista al New York Times, aveva tentato di difendere il suo personale punto di vista dichiarando di «essere in grado di separare le sue idee personali da quelle lavorative».

Mitchell Baker, presidente di “Mozilla”, ha cosi motivato la sua decisione: «La nostra cultura organizzativa rispecchia la diversità e l’inclusione. Diamo il benvenuto a i contributi di tutti senza distinzione di età, cultura, etnia, sesso, identità di genere, lingua, razza, orientamento sessuale, posizione geografica e opinioni religiose. Mozilla supporta l’uguaglianza per tutti ».

Le dimissioni forzate di Brendan Eich fanno luce, ancora una volta, sulle vera, sempre più allarmante, discriminazione  in atto. L’intollerante comunità LGBT, beffardamente, in nome della diversità e dell’inclusione, mette violentemente alla porta chi non si allinea ai suoi ideologici piani. (L.G.)


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