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Regno Unito punito, sì ai simboli religiosi sul lavoro

Questa volta è stato il governo britannico a doversi piegare ad una sentenza del tribunale di Strasburgo, una sentenza una volta tanto positiva: il ministro per le Pari Opportunità del Regno Unito, Victoria Atkins, ha dovuto accettare di correggere il relativo regolamento governativo e permettere di indossare simboli anche religiosi sui luoghi di lavoro.

Dodici anni dopo vengono riconosciute le ragioni di Nadia Eweida, l’ex-dipendente della compagnia aerea British Airways, licenziata per il solo fatto d’aver indossato una croce, rifiutandosi di coprirla con la sua uniforme. Quelle ragioni, che le furono negate dal Tribunale del Lavoro nel 2008 e dalla Corte d’Appello nel 2010. Solo nel gennaio 2013 giunse un verdetto a lei favorevole dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che riconobbe la discriminazione religiosa. Ed ora, finalmente, la decisione, che vincola l’Inghilterra a cambiare le proprie normative. Alla donna è stato riconosciuto un indennizzo di 2 mila euro per danni ed un rimborso per le  spese legali sostenute pari a 30 mila euro. «È la prima volta che il Regno Unito perde una causa riguardante la libertà religiosa in sede europea», ha commentato l’Ong Alliance Defending Freedom International, che ha tutelato e sostenuto legalmente Nadia Eweida.

Una curiosità: l’annuncio della sentenza a lei favorevole è stato dato lo scorso 13 maggio, ricorrenza di Nostra Signora di Fatima. Per noi non si tratta certo di una banale coincidenza…