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Premio al card. Burke dai leaders pro-life americani

Aggiudicato al card. Raymond Leo Burke da tutti i leader pro-life americani il «Law of Life Achievement Award», il premio per la sua difesa senza quartiere della fede, della vita e della famiglia, nonostante «le persecuzioni e le pubbliche umiliazioni da lui patite» per questo e sopportate sempre «serenamente», come sottolineato da John-Henry Westen di LifeSiteNews, presentando le motivazioni del riconoscimento.

Nel corso del suo ministero, Sua Eminenza non ha mai mancato d’insistere, infatti, a norma di Diritto Canonico, affinché fosse negata la Santa Comunione ai politici cattolici dichiaratisi favorevoli all’aborto. Ripetuti sono stati inoltre i suoi interventi contro l’onnipervasiva «mentalità contraccettiva», a favore del matrimonio come sacra unione tra un uomo ed una donna ed in difesa della primaria responsabilità educativa dei genitori verso i propri figli. Il card. Burke negli ultimi due anni ha anche esortato i Cattolici, in numerose occasioni, a prepararsi al martirio a fronte della crescente opposizione ai chiari insegnamenti della Chiesa in fatto di matrimonio e di famiglia.

Il suo impegno e la sua militanza pro-life sono ben noti anche in Italia, essendo, la sua, una presenza fissa alla Marcia per la Vita di Roma. Durante i Sinodi sulla Famiglia Sua Eminenza ha ribadito come non possa esistere alcuna apertura circa l’accesso all’Eucarestia da parte dei divorziati risposati.

Le prove e le rinunce, anche dure, non gli sono mancate. Nel 2013 è stato rimosso dalla Congregazione per i Vescovi; l’anno successivo gli è stato tolto l’incarico di Prefetto della Segnatura Apostolica; poco dopo aver firmato i famosi “dubia” relativi all’Amoris Laetitia, è stato rimosso anche dalla Congregazione per il Culto Divino.

Westen ha dichiarato ai leader pro-life, presenti per la Marcia per la Vita di Washington, di «non aver mai visto nessuno indossare la porpora più meritatamente del card. Burke. Non si è mai allontanato dalla Verità, pur essendo stato retrocesso, umiliato ed attaccato anche dai media internazionali, nonché crudelmente diffamato da alcuni suoi confratelli Vescovi».

Il premio assegnatogli consiste in una copia del chiodo usato per fissare i piedi di Cristo alla Croce. Il riconoscimento è giunta dopo un vertice tra le principali sigle pro-life, tenutosi alla vigilia della Marcia per la Vita di Washington, lo scorso 26 gennaio: «Ogni volta che si parla con lui – ha fatto notare John-Henry Westen –  si percepisce la sua preoccupazione, preoccupazione non per sé stesso, bensì per la fede, per la vita e per la famiglia». Prima di lui sono stati insigniti dello stesso riconoscimento John-Henry Westen (2013), Michael Hichborn (2014), Mary Wagner e Thomas Brejcha (2015) e David Bereit (2016) (M. F.).