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Portò l’aborto in Francia, Simone Veil elogiata dai Vescovi

Lascia senza parole lo sconcertante tweet, pubblicato dalla Conferenza episcopale francese all’indomani della scomparsa di Simone Veil, deceduta lo scorso 30 giugno a pochi giorni dal proprio novantesimo compleanno.

Ex-ministro, primo presidente del Parlamento europeo eletto direttamente e primo presidente donna, Simone Veil è nota soprattutto come autrice della norma, che ha legalizzato l’aborto in Francia, norma che fu votata e approvata in aula il 29 novembre 1974 alle ore tre e 40 minuti del mattino grazie ai voti della Sinistra, che fece blocco su questo punto, ma anche a ben un terzo dei voti della Destra. La legge entrò in vigore il 17 gennaio 1975: da lì fu il disastro. Dichiarò al Times Simone Veil il 3 marzo successivo, un mese e mezzo dopo il varo della sua norma: «Modificando la legge, è possibile modificare sostanzialmente il modello del comportamento umano. Lo trovo affascinante». Oggi oltre il 95% dei ginecologi praticano aborti. Non può sperare nel ruolo di primario chi non sia disposto a farlo. L’obiezione di coscienza viene riconosciuta soltanto ai medici, ma non ai farmacisti.

Eppure il messaggio dedicato a Simone Veil dai Vescovi francesi è una totale incensazione, senza critiche, senza se e senza ma, senza il minimo riferimento agli oltre sette milioni di vittime innocenti, causati dalla sciagurata legge che porta il suo nome. Ha “cinguettato” la Conferenza episcopale: «Noi salutiamo la sua statura di statista, la sua volontà di battersi per un’Europa fraterna, la sua convinzione dell’aborto come dramma». Paradossale immaginare che chi consideri realmente tale l’aborto possa far di tutto per legalizzarlo e liberalizzarlo…

Non stupisce, però: anche quando, nel novembre 2008, con 22 voti favorevoli su 29, Simone Veil venne eletta all’Accademia Francese, una delle più antiche e prestigiose istituzioni d’Oltralpe, non un cenno d’indignazione o di disapprovazione giunse dalle gerarchie cattoliche.

Per gli stessi motivi il Godf, Grand’Oriente di Francia , le assegnò l’8 aprile dell’anno scorso il riconoscimento Marianne Jacques France. Fu il Gran Maestro in persona, Daniel Keller, a consegnare l’ambito busto ai due figli della premiata, Jean e Pierre-François, alla presenza del presidente del Senato, Gérard Larcher. Busto, che ha voluto essere «testimonianza dell’affetto e della riconoscenza del Grand’Oriente di Francia verso Simone Veil, nostra sorella di cuore».

Nella circostanza, Keller non ha usato giri di parole, elogiando esplicitamente, di Veil, l’«attivismo repubblicano», la «lotta per l’emancipazione delle donne, figlia della laicità che costituisce il fulcro dell’impegno massonico», nonché la sua legge sull’aborto, «simbolo di quel miglioramento dell’Uomo e della società, cui i massoni stanno lavorando; questa legge resta un pilastro della nostra società». Commentò all’epoca l’agenzia Médias-Presse-Info: «Dunque, uccidere ogni giorno in Francia centinaia di bambini nel ventre delle loro madri costituisce un pilastro della società voluta dalla setta massonica»…

Eppure, la Chiesa francese è rimasta in silenzio, sempre, ed ha brillato solo per il proprio mutismo. Solo in occasione della morte di Simone Veil, ha aperto bocca. Purtroppo (M. F.).