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Per l’Onu è umano solo chi è nato

Infischiandosene delle norme vigenti negli Stati membri, dei loro valori etici e religiosi, l’Onu ha ridefinito il concetto di «umano», prevedibilmente al ribasso: è tale e, di conseguenza, gode di diritti solo chi sia nato. Lo dice a chiare lettere la nuova campagna di sensibilizzazione, promossa da Elyssa Koren, direttrice della comunicazione per l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, con sede a New York.

L’immagine scelta per questa campagna toglie ogni dubbio: il braccio di un neonato con la frase «egli ha diritti umani dalla nascita» scritta sul braccialetto dell’ospedale. Escludendo tutti gli altri esseri umani, nascituri compresi. Agghiacciante.

I filo-abortisti certamente plaudiranno tale iniziativa, che tuttavia rappresenta un attacco insensato, un’interferenza provocatoria, una coercizione ideologica, nonché una flagrante ed irresponsabile violazione del diritto internazionale, a partire dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, per la quale, già nel preambolo, «il bambino, in ragione della propria immaturità fisica e mentale, necessita di garanzie e cure speciali, compresa un’adeguata protezione legale, prima e dopo la nascita». La stessa tutela si ritrova anche nel Patto internazionale sui Diritti Civili e Politici, in cui si vieta la pena di morte per le donne gravide, per preservare la vita che portano in grembo.

In virtù di tutto questo appare quindi urgente intervenire sull’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, per indurlo quanto meno al rispetto delle regole comuni.