Pakistan: è accusato di blasfemia, gli arrestano la famiglia - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Pakistan: è accusato di blasfemia, gli arrestano la famiglia

Stava dormendo con i suoi familiari, quando è stato svegliato di soprassalto da alcuni forti colpi battuti contro la porta di casa sua. Si è recata ad aprire la nuora di 38 anni, Shamim Anjum, quasi gettata a terra dalla furia degli “ospiti” imprevisti: all’ingresso c’erano, infatti, ben dieci agenti del commissariato di Gujranwala, che han fatto irruzione nella modesta abitazione, nella notte tra sabato e domenica scorsi, per interrogare prima ed arrestare poi Mukhtar Masih, 70 anni, un cristiano residente nel villaggio di Lambanwali, in Pakistan.

L’uomo ha così appreso di esser stato denunciato formalmente da alcuni musulmani con l’accusa d’aver appeso sul muro della locale moschea una scritta ritenuta «blasfema». La Polizia ha proceduto nei suoi confronti, pur non sapendo ancora se l’indagato sappia effettivamente scrivere e senza aver effettuato nemmeno un’analisi grafologica, per accertarsi che la scrittura incriminata corrisponda o meno alla sua. Ciò nonostante, ora è passibile di una condanna variabile tra i dieci anni di prigione e l’impiccagione.

Ma c’è di peggio, assieme a lui sono stati arrestati anche tutti i suoi familiari: la figlia Shaima di 38 anni, il figlio Anjum di 40, i nipoti Romilla di 14 anni, Nehmeeia di 10 e Shaima di 8. Dopo averli sottoposti a vari interrogatori e grazie all’intervento di organizzazioni non governative, sono stati ora rilasciati e solo il principale imputato, Mukhtar Masih, è rimasto in cella. Le stesse ong hanno lanciato on line delle campagne di sensibilizzazione per due motivi: una raccolta-fondi con cui pagare i legali all’uomo e con cui mantenere i suoi cari, mentre il loro congiunto è trattenuto in carcere; inoltre, una raccolta-firme per chiedere l’abolizione della legge sulla cosiddetta blasfemia in Pakistan, sorta di spada di Damocle, con cui chiunque e per un nonnulla può rischiare quest’accusa con le pesanti conseguenze ad essa connesse.

Si tratta dell’ennesima riprova di quanto cristianofobico sia divenuto negli anni il Pakistan. Una riprova, di cui non si aveva assolutamente bisogno (M. F.).