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Padre Fidenzio Volpi dà i numeri

Padre Fidenzio Volpi dà i numeriIl commissario dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata padre Fidenzio Volpi è un personaggio imperioso e impulsivo, che nella foga cita talvolta a sproposito i numeri del Codice di Diritto canonico. Sul sito dei Francescani dell’Immacolata, padre Volpi ha pubblicato una “Nota ufficiale di chiarimento” in cui minaccia addirittura “di intraprendere ogni azione legale a tutela dell’onorabilità dell’Istituto, di tutti i suoi componenti e mia personale, sia nell’ambito canonico, sia nell’ambito dell’ordinamento penale dello Stato” per un articolo a lui sgradito di Luisella Scrosati, su “Libertà e Persona”, che il commissario non ha gradito.

In quest’articolo, dedicato a difendere alcuni giornalisti e scrittori cattolici dagli attacchi sconsiderati del sito “Mediatrice.net,” Luisella Scrosati, ha ricordato un fatto oggettivo: per decisione del commissario Volpi, il fondatore dei Francescani dell’Immacolata, padre Stefano Manelli, è confinato nella diocesi di Cassino (e, aggiunge la Scrosati, “viene da pensare a padre Pio, maestro di padre Stefano: anche lui fu accusato da vari confratelli e perseguitato dalle gerarchie ecclesiastiche, ma difeso da molti laici coraggiosi e devoti”).

Luisella Scrosati fa risalire il provvedimento contro padre Manelli al canone 1337 del Codice di Diritto canonico che prevede l’isolamento in una diocesi, come pena espiatoria di un delitto, ma padre Volpi  definisce “falsa e destituita di ogni fondamento” l’informazione secondo cui contro padre Manelli, sarebbe stato applicato questo canone.

Il provvedimento preso nei riguardi del religioso francescano, dice il commissario, rientra invece “nelle normali funzioni di amministrazione a me attribuite in virtù dell’incarico che sto svolgendo su designazione della Santa Sede”. La precisazione aggrava però le responsabilità di padre Volpi. Se padre Manelli fosse stato colpito in base all’art. 1337, avrebbe dovuto essere colpevole di un reato e  il commissario avrebbe dovuto  spiegare quale.

Padre Manelli è stato invece relegato in domicilio coatto senza che questa misura possa essere giustificata da un relativo canone. Se il domicilio è la casa conventuale in cui abitualmente dimorava, che bisogno c’era di prendere un provvedimento? Il dato di fatto è che mentre prima padre Manelli era libero di muoversi, ora lo potrà fare solo su esplicita autorizzazione. Si tratta di un caso di arresti domiciliari o, se si preferisce, di libertà vigilata, di cui però padre Volpi non sa dare il numero (del canone che la preveda).

Non contento, il commissario ha inviato una lettera al cardinale Braz de Aviz, prefetto della Congregazione dei Religiosi, per lamentarsi del comportamento di alcuni collaboratori dello stesso cardinale prefetto. Nella lettera, immediatamente circolata con stupore all’interno della Congregazione, il commissario giunge infatti a rimproverare il cardinale Braz de Aviz, per l’atteggiamento non sufficientemente repressivo nei confronti delle Suore Francescane dell’Immacolata dei due Visitatori che, per incarico della Congregazione, hanno partecipato al Capitolo straordinario delle Suore, svoltosi il 23 settembre 2013.

Le Suore Francescane, in quel Capitolo, in conformità alle loro costituzioni e al loro Direttorio, hanno rivendicato la loro autonomia dai Frati dissidenti dell’Immacolata. Padre Volpi invoca il numero 583 del Codice canonico, per reclamare la nullità delle deliberazioni assunte dalle Suore e accusa i Visitatori di non aver adempiuto ai loro obblighi di controllo.

Il Codice ha però molti canoni, tra i quali il numero 578 secondo cui i membri di un istituto hanno il diritto/dover di custodire fedelmente “l’intendimento e i progetti dei fondatori” (nel caso delle Francescane dell’Immacolata, padre Manelli, di nulla colpevole, per ammissione di padre Volpi) e il 580 che assicura agli istituti religiosi la “giusta autonomia di vita, specialmente di governo” necessaria alla loro vita. Quella autonomia che il dispotico commissario vorrebbe negare a Frati e Suore, per trasformare i conventi in caserme. (E.B.)