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No al cambio di sesso della figlia, patria potestà tolta

Hanno perso la patria potestà per essersi opposti ad un cambio di sesso: è capitato nell’Ohio. Qui è in corso una furibonda battaglia legale. Da una parte una coppia di genitori, decisi a tutelare propria figlia. Dall’altra, ancora una volta, l’ideologia gender.

Il caso riguarda una 17enne affetta da una disforia di genere: cosa significa? Primo: che è femmina, ma si “sente” maschio. Secondo: che per questo vorrebbe sottoporsi ad un pesantissimo trattamento ormonale, per cambiare sesso. Terzo: che, nel caso ciò le fosse impedito, la depressione potrebbe attivare i suoi istinti suicidi e spingerla a compiere qualche follia.

I genitori ovviamente si sono opposti al bombardamento di testosterone. Ma il giudice non ha gradito, per cui li ha temporaneamente esonerati dalla custodia della giovane affidandola per ora ai servizi sociali, ma con la prospettiva di assegnarla presto ai nonni materni, viceversa dettisi d’accordo col trattamento e già anche al cambio legale del nome all’anagrafe.

Padre e madre non sono per nulla d’accordo: la figlia è minorenne ed almeno sino alla maggiore età decidono loro. Invece no, a quanto pare. La Contea, sentite le parti, ha comunicato al giudice che il veto posto dai genitori sarebbe principalmente di natura religiosa e non dipenderebbe da una valutazione del reale interesse della ragazza. Per questo loro avrebbero sospeso il trattamento psicologico intrapreso: si resero conto che gli specialisti, citando come esperti attivisti dell’ideologia gender, stavano gradualmente assecondando la 17enne nel suo proposito di cambiar sesso, anziché aiutarla, addirittura rivolgendosi a lei con pronomi maschili.

Di parere opposto la difesa: padre e madre si sono semplicemente resi conto che un eventuale trattamento ormonale non sarebbe stato necessario e, soprattutto, avrebbe provocato più danni che benefici. Presto la decisione del giudice. Ma le prospettive non sono certo incoraggianti.