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Napoli: sigle pro-choice contro l’intesa tra Asl e pro-life

L’idea che i pro-life possano avere due presidi presso i rispettivi ospedali dell’Asl Napoli 1, quello di San Paolo e quello di Loreto, proprio non va giù agli abortisti, convinti della libertà d’opinione solo quando questa collimi col loro pensiero, ma pronti a toglier diritto di parola a quanti non cantino col coro: così, ecco letteralmente scatenarsi la furia dei pro-choice contro la delibera n. 1713 del 14 agosto scorso, sottoscritta dal direttore generale dell’ente sanitario, Mario Forlenza, e dall’associazione Parrocchia per la Vita.

Dal Comitato 194 all’Udi-Unione Donne in Italia, dalla Casa delle Donne all’associazione Salute Donna, dall’Anaao Assomed  all’Arcidonna, tutti han fatto quadrato contro i volontari pro-life, “rei” solo di distribuire materiale ed informazioni utili alle donne per aiutarle ed evitare così che uccidano il bimbo in grembo.

Da un comunicato congiunto delle sigle abortiste emerge chiaramente ciò che le disturba: il fatto che i volontari si rifacciano «ad una religione specifica» e che promuovano «tesi antiscientifiche», «incitamenti al fanatismo» ed «allarmi ingiustificati», interpreti di «una linea politica e morale dettata dal governo attuale, cosa inopportuna e riprovevole»: così, in un colpo solo, se la prendono coi pro-life e pure col governo Conte. Nulla di più falso: è, in realtà, il loro, un attacco ideologico e mistificante contro una presenza cattolica, al punto da definire – come fa DemA-DemocraziaAutonomia – «odioso fenomeno» l’attuazione di un diritto, quello all’obiezione di coscienza, ed al punto da smentire la stessa scienza, per la quale è ormai evidente come il figlio portato in grembo sia persona a tutti gli effetti.

Gli abortisti hanno fatto quadrato anche contro il direttore Forlenza, minacciato di una denuncia in Procura, per aver sottoscritto quella convenzione, con l’incredibile e pretestuosa accusa d’aver violato la legge 194 e d’aver indotto all’aborto clandestino. Un incontro tra lui ed i suoi accusatori non ha sortito esiti concreti, tanto che c’è chi l’esposto lo presenterà comunque. La protesta è giunta sin negli uffici del governatore Vincenzo De Luca. Il tutto punta ad una sola cosa: a far ritirare quella convenzione, a stracciarla, ad azzerarla.

Ma il direttore generale dell’Asl Napoli 1 non è d’accordo e si appella all’art. 2 della stessa legge 194, in cui si chiede ai consultori familiari di tali enti di rimuovere, anche con l’aiuto di associazioni, le cause dell’aborto. Ha però garantito anche di verificare, se l’intesa sottoscritta violi in qualche modo la privacy, come asserito dai suoi detrattori. L’importante è che la privacy non divenga il cavallo di Troia, per far zittire le coscienze, a scapito della vita di molti bimbi innocenti in grembo.