Mons. Sorondo: la Cina attua la Dottrina sociale della Chiesa - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Mons. Sorondo: la Cina attua la Dottrina sociale della Chiesa

Questa volta è l’arcivescovo argentino mons. Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, ad uscirsene con parole sconcertanti: mentre critica gli Stati Uniti di Trump, ritiene che «in questo momento, i cinesi siano coloro che meglio realizzano la Dottrina sociale della Chiesa», davvero incredibile.Alcuni mesi fa mons. Sorondo si recò in visita a Pechino per la prima volta e ne tornò entusiasmato, al punto da dichiarare all’agenzia Vatican Insider: «[I cinesi] cercano il bene comune, cui subordinano ogni cosa. Ho trovato una Cina straordinaria: tutto fa perno intorno al lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro, sullo sfondo risuonano le parole di San Paolo: chi non lavora, neppure mangi. Non ci sono baraccopoli, non c’è droga, non ci sono giovani tossicodipendenti. C’è una coscienza nazionale positiva, vogliono dimostrare che sono cambiati, accettano già la proprietà privata».

Mons. Sorondo è un fiume in piena e non si ferma davanti a nulla, nemmeno all’evidenza, di cui parlano missionari e le stesse agenzie cattoliche: eppure, secondo lui vi sarebbero molti punti di accordo tra la Santa Sede e Pechino, dove giunge a dire che «si tutela la dignità della persona» più che altrove, si rispetta l’accordo Cop21 (relativo alla conferenza delle Nazioni Unite per limitare l’emissione di gas, causa del presunto riscaldamento globale): in tutto questo, la Cina starebbe «assumendo una leadership morale, che gli altri hanno lasciato. L’economia non domina la politica, come negli Stati Uniti. Possibile che le multinazionali del petrolio gestiscano Trump? Qui il pensiero liberale ha liquidato il concetto di bene comune, non lo prendono neppure in considerazione».

Persino nel campo della donazione di organi, secondo mons. Sorondo la Cina sarebbe «cresciuta enormemente», lasciandosi alle spalle l’espianto forzato (riconosciuto e abolito come pratica nel 2005) ed avrebbe anzi avviato un sistema «molto interessante», che collega digitalmente donatori e destinatari in tutto il Paese. Inoltre, l’arcivescovo argentino si è detto convinto che «il Papa ami il popolo cinese» e «la sua storia». Secondo lui, «il mondo è dinamico e si evolve. Non si può pensare che la Cina di oggi sia la stessa dei tempi di Giovanni Paolo II o della Russia della Guerra fredda».

Parole davvero imbarazzanti: sostituire il mondo reale con una sua parodia utopica, irreale e superficiale non aiuta ad affrontare i problemi, né a trovare le soluzioni.