L’inspiegabile censura negli Atti del convegno dedicato a Costantino - Corrispondenza romana
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L’inspiegabile censura negli Atti del convegno dedicato a Costantino

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13510939444873Sconcertante la sfrontatezza sempre più evidente in chi proceda per schemi ideologici a discapito della verità: dal 18 al 21 aprile 2012, nella ricorrenza dei 1.700 anni dalla battaglia di Ponte Milvio, si tenne in Vaticano un convegno storico internazionale di grande spessore sulla figura di Costantino il Grande, convegno voluto dal Card. Walter Brandmüller, allora presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Di rilievo furono i relatori e significativi gli aspetti toccati, dalla conversione dell’imperatore ai rapporti tra Cristiani ed Impero, dalla visione di Costantino al vittorioso scontro finale, avvenuto il 28 ottobre 312.

Recentemente di quell’evento sono stati pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana gli Atti dal titolo «Costantino il Grande, alle radici dell’Europa», presentati presso l’Augustinianum. Tra «i più grandi esperti dell’argomento», come scritto dei relatori dall’attuale Presidente del Pontificio Comitato, Padre Bernard Ardura, figurava anche il Prof. Roberto de Mattei, che evidenziò il «significato archetipico della battaglia di Ponte Milvio» nel corso di un intervento applauditissimo e molto apprezzato anche da noti studiosi, quali il tedesco Heinz Sproll ed il Card. Raffaele Farina, Bibliotecario ed Archivista emerito di Santa Romana Chiesa (Cfr: http://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/512-convegno-su-costantino-il-grande-atti-con-sorpresa.html.). Eppure, l’intervento del Prof. de Mattei è sparito negli Atti, alla cui presentazione l’autore non è nemmeno stato invitato, aggiungendo uno sgarbo personale alla scorrettezza editoriale. (Per il testo integrale della relazione cfr. http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/la-relazione-censurata-su-costantino-del-prof-de-mattei/).

Cosa può aver determinato tale inspiegabile censura? Certamente, può aver provocato qualche mal di pancia aver sentito il Prof. de Mattei definire autentica la visione di Costantino ovvero il trofeo luminoso a forma di croce, che sovrastò il sole con accanto la scritta «In hoc signo vinces». Ed altrettanto può aver suscitato più di un malessere aver sentito indicare in essa un modello anche per i secoli successivi, riprendendo quanto scritto da San Pio X nella Lettera apostolica, con cui l’8 marzo 1913 indisse un giubileo in memoria di quell’evento: «Allora finalmente la Chiesa militante ottenne il primo di quei trionfi che in ogni sua età tennero dietro costantemente alle persecuzioni di ogni genere e da quel giorno sempre maggiori benefici apprestò alla società del genere umano». Così, nel caso della battaglia di Saxa Rubra, «il trionfo militare e politico – ha dichiarato il Prof. de Mattei – è inscindibile dalla visione miracolosa di Costantino». Ed ancora: «Cristo stesso chiedeva a Costantino ed alle sue legioni di combattere in Suo nome, stabilendo con ciò il principio per cui è lecito combattere in nome di Dio, quando la causa è giusta e la guerra è dichiarata santa. La battaglia del 28 ottobre non dimostrava solo la liceità per i Cristiani di militare nell’esercito, ma proclamava, istinctu divinitatis, la prima guerra santa dell’era cristiana». Così il motto «In hoc signo vinces» lega «il Signum Crucis, il simbolo della Croce, ad una vittoria che non è solo quella interiore sulle passioni disordinate e sul peccato, ma è una vittoria pubblica, armata, militare».

Forse a qualcuno potrebbe esser parso che pubblicare queste ed altre affermazioni – benché confortate e supportate dalle fonti minuziosamente citate nel corso dell’intervento dell’illustre relatore – potesse “minare” in qualche modo la “credibilità” del convegno: timore del tutto infondato ed anzi risibile, non tenendo conto dell’alto livello scientifico del contributo offerto dal Prof. de Mattei, peraltro con abbondanza di note. Chi, dunque, ha ancora paura di Costantino?


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Poiché, certo, dagli Atti manca anche la relazione del prof. Gianluigi Falchi dell’Università Lateranense, centrata sull’idea di libertà religiosa e sul Battesimo di Costantino, ma ciò è plausibile, essendo nel frattempo deceduto purtroppo l’autore e non avendo quindi potuto egli rivedere il proprio testo per la pubblicazione. Ma nel caso del Prof. de Mattei non si capisce per quale motivo sia stata attuata tale censura. Se davvero – come scritto ancora da Padre Ardura – dalla battaglia di Ponte Milvio è uscito un «mondo nuovo», un’«Europa in cui sono sbocciati i valori di dignità umana, di libertà di coscienza, di religione e di culto», non si capisce come tutto questo possa esser stato calpestato, assecondando l’andazzo del tempo, proprio negli Atti di quel convegno, che permise di ribadire tali principi… (L. B.)