L’incomprensibile resa dell’Osservatorio Van Thuân al vescovo di Udine - Corrispondenza romana
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L’incomprensibile resa dell’Osservatorio Van Thuân al vescovo di Udine

Sabato 23 marzo, avrebbe dovuto iniziare la Scuola di Dottrina sociale della Chiesa del Friuli Venezia Giulia, organizzata dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân insieme a sei associazioni e centri culturali operanti in Regione. Le prime due lezioni avrebbero dovuto essere tenute dal direttore dell’Osservatorio, Stefano Fontana. La Regione Friuli Venezia Giulia aveva dato il patrocinio e alla prima lezione il Presidente del Consiglio Regionale, dott. Piero Mauro Zanin, avrebbe portato il suo saluto. L’iniziativa però è stata sospesa e rimandata a causa dell’opposizione manifestata dal vescovo di Udine, Mons. Andrea Bruno Mazzocato.

L’Osservatorio Cardinale Van Thuân è una associazione di diritto civile che non dipende, né canonicamente, né pastoralmente, da alcuna diocesi. Il suo presidente e ispiratore è l’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, il quale ha auspicato che “in questo momento un posto particolarissimo in questa ripresa dal basso l’abbiano i laici. L’iniziativa deve partire la loro, anche se mi auguro che trovino sacerdoti e Vescovi disposti a dare una mano”. (“La Chiesa e il futuro della pastorale sociale”, Cantagalli, Siena 2017, p. 103).  Il carattere civile, e non canonico, dell’Osservatorio, nasce dall’esigenza di mantenere una propria autonomia e libertà di fronte alle autorità ecclesiastiche. E l’intervento del vescovo di Udine è una chiara violazione di questa autonomia. Di fronte alla illegittima richiesta di mons. Mazzocato, l’Osservatorio Van Thuân, ha diffuso un comunicato comunicato in cui afferma che, pur non condividendo le motivazioni trasmesse dal vescovo di Udine, accetta di sospendere l’iniziativa “ per evitare contrapposizioni, in spirito di umiltà e servizio alla Chiesa.” (https://www.vanthuanobservatory.org/ita/sospensione-e-rinvio-della-scuola-di-dottrina-sociale-della-chiesa-del-friuli-venezia-giulia/.)

Quando ci si arrende senza resistere alle prevaricazioni dell’autorità ecclesiastica non ci si può lamentare. Nella storia i buoni perdono sempre per la loro debolezza e non per la forza dei loro avversari. Se poi l’ordine di sospensione dell’iniziativa fosse venuto direttamente da mons. Crepaldi ci troveremmo di fronte a una situazione paradossale: di fronte a un abuso clericale, un atto di clericalismo impone la resa. (E.B.)