Liceo «Giulio Cesare»: condanna unanime degli attacchi - Corrispondenza romana
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Liceo «Giulio Cesare»: condanna unanime degli attacchi

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Ha purtroppo avuto uno strascico l’incresciosa vicenda del liceo classico «Giulio Cesare» di Roma. Strascico, che da una parte ferisce, poiché ancora una volta c’è chi ha cercato di strumentalizzare gli studenti, provvidenzialmente senza successo; dall’altra mostra in modo ancora più chiaro ed inequivocabile quanto ideologico e politicamente fazioso fosse – e sia – l’attacco sferrato contro questa scuola.

Ricordiamo brevemente i fatti. Alla vigilia della «Settimana dello Studente», svoltasi dal 9 al 12 febbraio scorsi, i rappresentanti di lista presentarono alla preside, professoressa Paola Senesi, le proprie proposte in vista dell’evento. Tra queste, in prima stesura, figuravano anche due idee del “collettivo” «Zero Alibi», ovviamente di sinistra: una «Lezione informativa con una ginecologa specializzata nell’interruzione di gravidanza» (e nella «lotta contro l’obiezione di coscienza», come svelato dalla giornalista Costanza Miriano) e l’altra su «Che cos’è l’identità di genere-Corso di educazione sessuale con uno psichiatra specializzato».

Su entrambe la preside ha chiesto ai ragazzi un ripensamento: nel primo caso, essendo stata proposta, su di un tema complesso quale quello dell’aborto, solo una lettura socio-sanitaria, quindi incompleta; nel secondo caso, escludendo le direttive ministeriali «ideologie gender» e «pratiche estranee al mondo educativo» dalle «conoscenze da trasmettere» in classe, specie se senza «il consenso dei genitori».

Nella versione finale, il programma elaborato dagli studenti – ed approvato dal collegio docenti -, non prevedeva più i due incontri “della discordia”. La questione però si rivelò ben presto tutt’altro che conclusa. A sorpresa si è scatenata, infatti, contro la preside un’autentica tempesta mediatica, accusandola falsamente di aver “censurato” le proposte avanzate dal “collettivo” «Zero Alibi». Nulla di più infondato: la dirigente scolastica si è viceversa limitata ad applicare le normative vigenti ed a svolgere la propria funzione di indirizzo in ambito educativo.


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Come detto, il tentativo di far esplodere artificiosamente un “caso” è proseguito, dimostrando ancora di più la matrice politica dell’attacco, sferrato alle spalle. Così, ecco di nuovo il quotidiano Repubblica, come già nella prima fase della vicenda, prestarsi a gettare benzina sul fuoco con i seguenti titolo e sommario: «La sfida degli studenti alla preside del Giulio Cesare, “in piazza i corsi censurati” – Le lezioni “proibite” su aborto ed educazione sessuale organizzate fuori dalla scuola», ha titolato a grandi lettere nell’edizione dello scorso 25 febbraio, dando ancora una volta, dei fatti, una lettura marcatamente faziosa. Innanzi tutto, parlando genericamente degli «studenti», come se questi, in massa, avessero aderito alla contestazione del “collettivo” «Zero Alibi». Niente di più lontano dalla realtà. All’indomani, all’estemporanea iniziativa, secondo RomaH24, hanno aderito «circa 30 alunni» (benché nella foto si contino 23 presenze, compresa la relatrice). Decisamente un’irrisoria minoranza rispetto al migliaio di giovani iscritti alla scuola, non c’è che dire. Ammesso, oltre tutto, che in piazza vi fossero solo studenti del «Giulio Cesare», il che è tutto da dimostrare.

Altra scorrettezza, enorme: nel titolo, Repubblica non precisa quando si tengano i corsi “on the road”. Sembra quindi che la foto a corredo del testo possa riferirsi proprio a tale iniziativa, anche perché ritraente un nutrito gruppo di ragazzi, peraltro nella stessa piazza, piazza Trasimeno, sede dei corsi “della discordia”. Nulla di tutto ciò. In realtà, quell’immagine riguarda un sit-in svoltosi lo scorso gennaio sulla questione sicurezza-didattica a distanza. Tutt’altro. Ma affiancare le due cose non può che ingannare quanti (e sono tanti) non si prendano la briga di leggere l’articolo.

Altro aspetto, non secondario: ancora una volta, in pagina, Repubblica ripropone la tiritera dei corsi «censurati», «proibiti» e via elencando, nonostante sia evidente ormai a chiunque che solo una lettura distorta dei fatti può condurre a tali conclusioni. Ciò ch’è stato ulteriormente dimostrato e reso evidente, smantellando qualsiasi obiezione residua, grazie ad un comunicato firmato dai genitori del Consiglio d’Istituto del liceo «Giulio Cesare», in cui, proprio prendendo spunto dagli articoli apparsi sul quotidiano romano, esprimono «la più totale disapprovazione verso ogni tentativo di strumentalizzazione “ideologica” e “politica” di quanto avviene all’interno delle attività» della scuola. «Non consentiamo che continuino ad utilizzarsi gratuitamente termini come “liceo nero” o di qualunque altro colore! Lo chiediamo non solo per rispetto nostro, ma soprattutto dei nostri figli: i ragazzi non sono merce di scambio per battaglie politico/ideologiche e sono ben lontani dalla definizione con cui le “gentili” giornaliste [le autrici di uno degli articoli, dedicati da Repubblica alla faccenda-NdR] del tutto gratuitamente ed arbitrariamente li etichettano. La nostra scuola ha dei fini educativi ben più elevati, in cui noi crediamo profondamente. Allo stato dei fatti rinnoviamo la nostra piena fiducia alla Dirigente scolastica, al Corpo Docente ed a quanti, a diversi livelli, collaborano all’interno del Liceo. E soprattutto ringraziamo i nostri ragazzi, che hanno continuato in questi giorni a vivere la loro scuola serenamente, lasciando tutte queste polemiche all’esterno e dimostrando una maturità e autonomia di pensiero, che di questi tempi è merce davvero rara». Parole chiarissime…


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Anche la stampa si è accorta del tentativo di strumentalizzazione, cui si è prestata Repubblica, accusando tale giornale della «narrazione furbescamente costruita» dei fatti, come scrive il periodico Tempi: «L’aspetto incomprensibile di questa vicenda – spiega – è il motivo dell’accanimento di Repubblica e della sinistra politica contro una dirigente scolastica, che ha semplicemente fatto il proprio lavoro». Ed ha osservato come, curiosamente, tale quotidiano romano, così attento alle vicende del «Giulio Cesare», si sia «dimenticato di riportare» il comunicato dei genitori del consiglio d’istituto. Benché non siano stati i soli ad esprimersi a sostegno della preside. In merito sono intervenute anche diverse associazioni di famiglie, in particolare A.Ge., Mo.I.Ge., Articolo 26 e Generazione Famiglia: in una propria nota, si sono dette «fortemente preoccupate per le polemiche suscitate e per l’affrettato processo mediatico». Il liceo «si è sempre distinto per la qualità del servizio offerto da un corpo dirigente e docente sempre di alto livello professionale e per l’alto grado di partecipazione sia da parte degli studenti che dei genitori». Le sigle scriventi, pertanto, «rifuggono da ogni strumentalizzazione propagandistica, ribadiscono la loro fiducia alla professionalità ed al senso di responsabilità della prof.ssa Senesi, invitano quanti operano nel campo delicato dell’educazione ad avere il coraggio di evitare che vengano sfruttate singole incomprensioni per fini che esulano dal corretto svolgimento della vita della comunità scolastica educante». Infine, un richiamo agli «organi d’informazione», affinché evitino di prestarsi all’«ormai invadente proposizione dello scontro», sterile ed inutile.

Comunque si voglia leggere l’intera vicenda, c’è chi, come “certa” stampa, ne esce con le ossa rotte… Eppure sarebbe bastato usare il buon senso.


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