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La verità su mons. Adriano Bernardini

mons. Adriano BernardiniBasandosi sul libro di Elisabetta Piqué, indicata come “la biografa più accreditata di Bergoglio” autrice del libro “Francesco, vita e rivoluzione” [qui], sono stati fatti più volte riferimenti non molto lusinghieri al nunzio apostolico Adriano Bernardini, arcivescovo titolare di Faleri, che attualmente ricopre l’incarico diplomatico di rappresentante della Santa Sede presso il Governo Italiano e che fu nunzio a Buenos Aires negli anni che hanno preceduto l’elezione al pontificato dell’arcivescovo Bergoglio. 

È del tutto legittimo che certe informazioni pubblicate in un libro siano oggetto di notizia e commento [qui, qui], ciò non vuol dire però che le analisi dell’autrice basate su fatti parzialmente veri, corrispondano alla verità oggettiva, che forse è anche tutt’altra. Prendiamo allora due sole delle principali accuse mosse al nunzio Bernardini: la prima delle quali ha in qualche modo a che fare con quello che potremmo definire un certo spirito di poverolatria: ossia l’avere speso somme ingenti di danaro per il restauro della lussuosa sede della nunziatura apostolica a Buenos Aires.

Notizia questa che, se data così, farebbe quasi pensare a una sorta di vescovo-principe che nella sua veste di ambasciatore della Santa Sede ha fatto spese a “mani bucate” per il proprio palazzo. Le cose stanno però in tutt’altro modo: la nunziatura di Buenos Aires è un dono fatto alla Santa Sede dalla marchesa Adelia Marìa Arialaos de Olmos. Già nel lontano 1934 il prestigioso palazzo ospitò il cardinale Eugenio Pacelli, futuro Pontefice Pio XII, per il XXXII congresso eucaristico internazionale [qui].

La nobile proprietaria dispose che alla sua morte il palazzo fosse donato alla Santa Sede a condizione ch’esso fosse impiegato come sede della sua rappresentanza diplomatica in Argentina. Questo palazzo, sede della nunziatura apostolica dal 1934, costituisce di per sé un’opera d’arte architettonica e al suo interno conserva mobili, suppellettili, quadri e una intera pinacoteca di grande valore artistico [qui].

Durante la sua missione diplomatica in Argentina (2003-2011), il nunzio Bernardini fu costretto a provvedere a tutta una serie di restauri architettonici e di opere d’arte interne, perché dall’anno della sua donazione per i settant’anni seguenti non si era mai intervenuti in tal senso.

I restauri, indubbiamente costosi, sono stati resi possibili grazie alla donazione di una fondazione cattolica statunitense. Veniamo adesso al secondo rimprovero indirizzato al nunzio Bernardini che secondo le parole della Piqué avrebbe “fatto soffrire” l’allora arcivescovo di Buenos Aires per essersi ripetutamente opposto alla sua scelta di vescovi per le diocesi argentine, o per avergli bocciato varie volte l’idoneità dei candidati presso la Santa Sede [qui, qui].

Anche in questo caso l’esempio cade di rigore: uno dei vescovi beneamati dall’allora Arcivescovo di Buenos Aires è stato Fernando Maria Bargallò, eletto nel 1997 alla diocesi di Merlo-Moreno, una suffraganea eretta nelle periferie della capitale. nel 2005 mons. Bargallò fu nominato presidente della Caritas argentina e nel 2007 fu eletto presidente della Caritas per l’America Latina e i Caraibi [qui], il tutto nella sua qualità di persona sulle cui labbra affioravano due parole chiave costanti: “Poveri e povertà”. Pare che a lui si debba anche la coniata espressione di “periferie esistenziali”.

I risultati dati da mons. Bargallò, promosso a servizio dei poveri a livello ecclesiale nazionale e poi internazionale, sono però noti e soprattutto tristemente documentati, anche se certi fatti sembrano non rientrare negli interessi sia documentali che critici della Piqué. Come infatti mostrano foto e filmati autentici, mons. Bargallò è stato scoperto in caraibiche acque cristalline avvinghiato a una donna, mentre entrambi alloggiavano in un ben poco povero hotel a cinque stelle che niente aveva da spartire con i “poveri” e con le “periferie esistenziali” [qui, qui, qui, qui]. Se queste erano talune scelte di certi candidati all’episcopato, chi può recriminare al nunzio Bernardini di essersi più volte opposto ad esse, in contrasto con l’allora arcivescovo di Buenos Aires? (E. B.)