La nuova frontiera dell'eterologa: il baratto solidale - Corrispondenza romana
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La nuova frontiera dell’eterologa: il baratto solidale

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eterologaEsseri umani ridotti a cose, dunque sfruttabili, commercializzabili o barattabili: questa è la logica che sottintende l’abominevole pratica della fecondazione artificiale, sia essa omologa o eterologa, con o senza “paletti”.

Un’ulteriore conferma arriva dalla notizia secondo cui tra circa un mese verrà effettuato all’ospedale Cervesi di Cattolica il primo intervento di fecondazione eterologa incrociata. In sostanza, si tratta di due coppie in cui uno dei due partner è sterile; il marito sano dell’una donerà il suo seme e a sua volta la moglie sana dell’altra donerà in contraccambio il suo ovocita. Gli embrioni prodotti verranno impiantati nell’utero delle due donne di modo che entrambe le coppie realizzeranno il sogno di avere un figlio.

Poco importa che per far nascere le creature se ne dovranno sacrificare molte altre e poco importa che i due bambini saranno il prodotto di un vero e proprio “pasticcio genetico” (fratelli genetici con madri gestazionali differenti).

La propaganda disumana della fecondazione gioca bene le sue carte: in una società che ha perso il lume della ragione ed in cui ha farla da padrone sono le pulsioni ed i sentimenti fuggevoli, cosa c’è di più efficace che dare in pasto all’opinione pubblica la bella favola della donazione reciproca di gameti presentata come fosse una delle più alte forme di altruismo?


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Lo sfruttamento mediatico della notizia è palese: immediatamente tutte le agenzie di stampa hanno diramato la notizia in modo trionfale e sul sito del giornale “La Repubblica” è stata pubblicata a tamburo battente un’intervista ad un membro delle due coppie “scambiste”: un autentico manifesto ideologico pro fecondazione costruito a tavolino e curato nei minimi particolari (http://www.repubblica.it/salute/2014/09/18/news/i_gemelli_delleterologa_spartiti_tra_due_coppie-96053960/).

C’è da considerare che tale escamotage dello scambio di gameti permetterebbe di ovviare al problema degli alti costi della fecondazione eterologa, così come evidenziato dal vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, Lorenzo D’Avack, in un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire: “Credo si debba tener presente che nello scambio di gameti tra due coppie viene in qualche modo esaltato il principio della volontarietà e della gratuità della donazione. Proprio quegli elementi, cioè, che rendono pressoché impossibile agli ospedali raccogliere gameti in quantità sufficienti, visto che nessuna donna decide di sottoporsi all’invasivo trattamento di stimolazione ovarica e di prelievo degli ovociti soltanto per generosità. In questo caso succede invece che la donazione ottiene un compenso indiretto, e questo compenso è un figlio, anzi due”.

La stessa Eugenia Roccella, ex sottosegretario alla Salute, in un video trasmesso in rete tiene a sottolineare che quella della fecondazione eterologa incrociata è una pratica perfettamente legale dal momento che non comporta la compravendita di gameti.


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Dunque, la favola dell’altruismo e della donazione come foglia di fico convince anche il mondo politico cattolico, il quale sembra ormai aver accettato di buon grado la nuova frontiera della fecondazione artificiale eterologa. A patto che essa venga regolamentata e non sia oggetto di evidente sfruttamento commerciale … (A.D.M.)

 


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