La morte cerebrale continua a mietere vittime, soprattutto tra i giovani - Corrispondenza romana
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La morte cerebrale continua a mietere vittime, soprattutto tra i giovani

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(Alfredo De Matteo) L’arresto cardiaco è una delle principali cause di morte nel mondo ed è dovuto a molteplici patologie cliniche tra cui la cardiopatia ischemica, a sua volta responsabile del 40 percento circa dei decessi prima dei 75 anni.

Negli ultimi anni, proprio al fine di limitare la mortalità conseguente all’arresto cardiaco sono state rese più efficaci le manovre di rianimazione cardiopolmonare, sia attraverso l’utilizzo del defibrillatore, obbligatorio per tutti gli impianti sportivi dal 2017, sia mediante campagne di informazione circa l’uso corretto delle tecniche rianimatorie. Si stima che oltre 400.000 persone in Europa, ogni anno, sono colpite da arresto cardiaco improvviso e molte di queste potrebbero essere salvate qualora venissero tempestivamente soccorse. Sta di fatto che, rispetto al passato, sono molte di più le persone che vengono salvate grazie alle tecniche rianimatorie.

Ottima notizia, certamente. A parte il fatto che una percentuale sempre maggiore di “resuscitati”, in prevalenza giovani, finisce per cadere vittima della macchina infernale della morte cerebrale e dei trapianti di organi vitali, come la 14enne di Padova colpita da infarto mentre si trovava in classe al liceo delle Scienze Umane “Duca D’Aosta” lo scorso 20 febbraio. La teenager si è improvvisamente sentita male durante la lezione di matematica e l’istituto scolastico, resosi conto della gravità della situazione, ha prontamente allertato i soccorsi che hanno subito effettuato le manovre di rianimazione. Il cuore dell’adolescente ha miracolosamente ripreso a battere e una volta trasferita in ospedale i medici hanno rilevato 3 arresti cardiaci che si sono susseguiti in poco tempo. Le cronache riportano che la sfortunata ragazza è rimasta sotto osservazione per tutta la notte, ma che alla fine gli operatori sanitari dell’ospedale di Padova (un collegio di 3 medici composto da un rianimatore, un medico legale ed un neurofisiopatologo) hanno deciso di dichiararne la morte cerebrale, dopo il periodo di osservazione di 6 ore previsto dal protocollo, durante il quale vengono effettuati tutti gli accertamenti clinici necessari a stabilire l’assenza di attività cerebrale. In un breve e scarno articolo di approfondimento sul caso in questione apparso su Il messaggero il giorno dopo, è stata data la notizia che i genitori hanno acconsentito alla cosiddetta donazione degli organi. Stessa sorte, seppur con dinamiche molto diverse, è capitata al pronipote di Romano Prodi, il 18enne Matteo, il quale è rimasto vittima pochi giorni fa di un grave incidente stradale mentre era in sella alla sua bici; subito soccorso dal personale del 118 il giovane è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Maggiore di Bologna dove è stato dichiarato morto all’indomani. Anche in questo caso la famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi.

Risulta molto difficile non notare la fretta, o la frettolosità, con cui la macchina dei trapianti viene attivata, soprattutto quando le vittime da espiantare sono giovani o giovanissimi presumibilmente in perfetta salute. E’ bene ricordare quanto sia importante, soprattutto nelle fasi immediatamente successive all’evento traumatico, che il paziente riceva le cure adeguate volte a contenere e/o ridurre il danno cerebrale; è altrettanto importante rammentare che gli invasivi test di accertamento della morte cerebrale comportano la sospensione delle cure e possono essere causa, essi stessi, di ulteriori lesioni. Detto in altri termini, spesso e volentieri la procedura di accertamento della M.C. ha lo scopo di appurare i segni della presunta cessazione definitiva di tutte le funzioni cerebrali che paradossalmente essa stessa ha causato. Insomma, è molto difficile per il malcapitato di turno sfuggire al meccanismo combinato accertamento morte cerebrale-espianto degli organi, soprattutto quando il possibile donatore ha tutti i requisiti giusti per essere carne da macello a disposizione dei centri trapianto. 


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