La conferenza delle Nazioni Unite annulla il workshop pro vita, definendolo “troppo controverso” - Corrispondenza romana
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La conferenza delle Nazioni Unite annulla il workshop pro vita, definendolo “troppo controverso”

La 68a Conferenza della Società Civile delle Nazioni Unite si è svolta a fine agosto a Salt Lake City, nello Utah, con l’obiettivo di “costruire città e comunità inclusive e sostenibili”. Eppure c’è un gruppo di persone verso cui le Nazioni Unite non sono state inclusive – ovvero i pro life. Family Life International doveva presentare un workshop, intitolato “La famiglia e la protezione della vita, delle donne e delle ragazze nelle comunità sostenibili”, per poi essere annullato all’ultimo minuto.

Secondo Merrilee Boyack, direttore esecutivo di Family Watch International, il gruppo è stato informato due giorni prima che il workshop, che si sarebbe tenuto lunedì 26 agosto, sarebbe stato cancellato.

Hanno detto che era troppo controverso”, ha affermato Boyack alla Salt Lake Tribune. “Quindi, quale parte era troppo controversa? Che vogliamo proteggere le donne? Che vogliamo proteggere le ragazze? No, sono sicuro che era che volevamo proteggere i bambini. Ma questo è davvero sbalorditivo e molto poco professionale”. Boyack ha anche sostenuto che il suo gruppo ha lavorato con le Nazioni Unite per decenni, e non ha mai avuto un workshop annullato prima d’ora.

Ci sono stati tre workshop totali presentati da Family Watch International, e solo il workshop pro vita è stato cancellato: “Ovviamente, era l’elemento pro vita a cui si opponevano”, ha detto Boyack al Deseret News.

Non abbiamo mai, mai visto succedere una cosa simile in 20 anni”, ha detto Boyack. “Vedere accadere questo così all’ultimo minuto, quando abbiamo relatori provenienti da tutto il mondo, è stato scioccante, molto poco professionale e molto irrispettoso”.

Non è una sorpresa che le Nazioni Unite siano ostili ai pro life; è un’organizzazione estremamente favorevole all’aborto che cerca di diffonderlo in tutto il mondo, anche dove non è voluto. Addirittura l’ONU ha condannato i divieti di aborto come “tortura”, e si ritiene che il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) sia complice della politica coercitiva cinese del figlio unico che ha portato le donne ad essere costrette ad abortire. L’UNFPA ha anche lavorato per aumentare il controllo delle nascite e gli aborti in Africa, sottolineandolo come “bisogno più urgente” e la maggior parte del programma è stato descritto come “servizi integrati di salute sessuale e riproduttiva”. Questo nonostante il fatto che molti africani siano a favore della vita, e alcuni – tra cui la ricercatrice e attivista Obianuju Ekeocha – sono arrivati a descrivere questi sforzi come un continuo della colonizzazione.

Insomma, dietro la finta patina dell’ “inclusività” si nasconde come al solito una ferma opposizione verso tutti coloro che vogliono diffondere valori a difesa della vita e della famiglia. (Chiara Chiessi)