Incredibile presa di distanza dell’Opus Dei da mons. Livieres Plano - Corrispondenza romana
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Incredibile presa di distanza dell’Opus Dei da mons. Livieres Plano

opus-dei-208x150Incredibile: sabato scorso l’ufficio-stampa dell’Opus Dei, a Roma, ha emesso un freddo ed imbarazzato comunicato, con cui ha preso nettamente le distanze dalle parole pubblicate sul suo blog da un proprio sacerdote, l’ex-Vescovo di Ciudad del Este, in Paraguay, mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano, in merito al Sinodo sulla Famiglia in corso, sotto il titolo «Speranza contro il pericolo di scisma». Cosa può aver scritto, questo prelato, di tanto “sovversivo”?

Secondo quanto riportato dall’agenzia Infovaticana, ha semplicemente ricordato, ad esempio, che «né la Dottrina della fede, né la pratica pastorale – conseguenza di tale Dottrina – sono il risultato del consenso dei sacerdoti, quand’anche questi siano Cardinali o Vescovi».

Chiamati a non cedere alla logica del mondo: «Benedire e accettare ‘ciò che tutti chiedono’ non è né misericordia, né amore pastorale. Piuttosto è pigrizia e convenienza, poiché stiamo rinunciando ad evangelizzare e ad educare. E’ anche rispetto umano, poiché c’importa più di quel che diranno che di vivere profeticamente nell’obbedienza a Dio», quell’obbedienza tanto raccomandata viceversa da San Benedetto nella sua Regola.

Da qui l’analisi di mons. Livieres Plano, precisa, attenta, quasi chirurgica: «All’interno della Chiesa – e recentemente ad alcuni dei suoi più alti livelli – ‘soffiano venti nuovi’ che non sono però dello Spirito Santo. Lo stesso Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, tra gli altri, ha criticato il tentativo utopistico di apportare modifiche sostanziali nella pratica pastorale, senza con ciò intaccare anche la Dottrina cattolica sulla famiglia», obiettivo impossibile a raggiungersi.

Da qui, l’affondo: «Il Card. Kasper e la rivista gesuitica ‘Civiltà Cattolica’ sono attivi promotori di tale confusione. Quel che un tempo era proibito come una grave disobbedienza contro la legge di Dio, ora potrebbe esser benedetto nel nome della Sua misericordia. Giustificano l’ingiustificabile per mezzo di sottili interpretazioni dei testi e degli eventi storici. Ma coloro che conoscono veramente queste materie hanno ridotto in polvere tali sofismi».

Perciò, auspicando che il Sinodo rappresenti l’occasione per ribadire l’unica vera Dottrina, mons. Livieres Plano ha evidenziato come ciò imponga di «difendere la Verità contro coloro che stanno dividendo e confondendo il popolo di Dio. La situazione è gravissima ed io non sono il primo a far notare che disgraziatamente ci troviamo di fronte al pericolo di un grande scisma.

Esattamente ciò che il Signore e la Santissima Sua Madre hanno profetizzato nel corso delle apparizioni riconosciute ed approvate dall’autorità della Chiesa». Da qui, un monito: «Contro coloro che sono desiderosi di ‘ridisegnare’ i consensi e di manipolare le statistiche, tanto da indurre il popolo di Dio a chiedersi che cosa realmente si voglia imporre con la forza di un’autorità abusiva, ricordiamo che la Chiesa non vive, né viene definita a partire dalle opinioni degli uomini e dei tempi che cambiano, bensì da ogni parola, che esca dalla bocca di Dio».

Ha inoltre fatto riferimento alla propria vicenda personale, in particolare all’”esonero” forzato dalla guida della Diocesi di Ciudad del Este, avvenuto in circostanze e con metodi alquanto discutibili, dicendo d’aver tratto conforto in questo «dall’esempio di S.Atanasio. E’ stato espulso non una ma cinque volte dalla sua Diocesi, a causa delle macchinazioni dei suoi confratelli Vescovi ariani, con i quali non era ‘in comunione’, proprio perché voleva promuovere ‘la fede cattolica ed apostolica’, come recita la Preghiera eucaristica I o Canone Romano».

Mons. Livieres Plano ha chiuso il proprio intervento, invitando a pregare per il Papa, per i Cardinali e per i Vescovi, affinché «tutti noi siamo disposti a versare il nostro sangue in difesa e per la promozione della famiglia contro le tempeste dell’inganno e dell’idolatria di una pretesa libertà sessuale dell’uomo davanti a Dio». Profetizzando: «Il mondo ci perseguiterà, anche invocando falsamente il nome di Dio. E gli ecclesiastici, che parlano come il mondo vuole, verranno applauditi ed amati, ‘poiché sono dei loro’, non di Dio».

Ecco, queste sono state le parole definite dalla Prelatura dell’Opus Dei «alquanto inopportune» e dunque d’«intera ed esclusiva responsabilità» di mons. Livieres Plano. Prendendo clamorosamente le distanze e premurandosi anzi d’assicurare, al contempo, «totale unione col Santo Padre, in comunione con tutta la Chiesa». Ora e sempre. Fine comunicato. Comunicato, probabilmente redatto con tale, frettolosa inquietudine, da risultare fuorviante.

In nessun punto, neppure quando scrive «degli alti livelli» della Chiesa, mons. Livieres cita espressamente Papa Francesco. Ed il Card. Kasper, viceversa esplicitamente tirato in ballo, non è certamente il Pontefice, sebbene lui abbia sostenuto di parlare in suo nome. Quello stesso Card. Kasper, che pure non ha usato il guanto di velluto con quanti non fossero d’accordo con lui. Né l’hanno usato i suoi fans, Card. Maradiaga in testa, espressosi pubblicamente e pesantemente contro il Card. Müller e per lo stesso motivo. Senza che questo abbia suscitato alcuno scandalo, né prese di distanza da parte di chicchessia.

Allora perché, ancora una volta, contro il Vescovo paraguayano tanto sollecito timore e rispetto umano? Tira un’aria sin troppo pesante, tesa e nervosa in Vaticano, per immaginare d’esser di fronte ad un semplice Sinodo…(M. F.)