Stampa la Notizia

In piedi per Charlie: quando l’amore è più forte della morte

Si chiama Charlie Gard ed ha solo otto mesi il piccolo inglese condannato a morte dai giudici dell’Alta Corte di Londra.

Affetto da una malattia rarissima (solo 16 casi in tutto il mondo), la sindrome di deperimento mitocondriale che causa un progressivo indebolimento dei muscoli, a due mesi venne ricoverato al Great Ormond Street Hospital, l’ospedale peditarico di Londra, intubato completamente per idratazione e nutrizione.

L’unica speranza: una terapia sperimentale negli USA, che ha già aiutato altri bambini con la medesima patologia a guarire. I genitori di Charlie hanno lanciato da mesi una raccolta di fondi online per pagare al bimbo le cure necessarie: grazie al passaparola ed alla generosità di tante persone, più di 83.00 donazioni individuali sono arrivate a papà Chris e mamma Connie.

I medici del Great Ormond Street Hospital si opposero al suo trasferimento negli USA e ad aprile scorso, l’Alta Corte di Londra emise la sua condanna di morte. La mamma ha commentato: “Nostro figlio è prigioniero in ospedale. I nostri diritti di genitori sono stati calpestati.”

La coppia fece ricorso nuovamente alla Corte d’Appello, ma il 25 Maggio scorso, i giudici aderirono alla volontà dei medici per staccare le macchine che tengono in vita Charlie.

” Non è etico tenere in vita il bambino” dichiarano i medici ed i giudici asserirono.

“Deve morire con dignità” affermarono. E nessuno tiene conto del fatto che i genitori 24 ore su 24 stanno al capezzale del figlio e lo vedono reagire agli stimoli. E nessuno considera che altri bambini con la medesima malattia, sono visibilmente migliorati grazie alle cure sperimentali negli USA.

Dopo aver presentato ricorso, la situazione è stata esaminata in queste ultime ore dal Parlamento di Strasburgo che ha sentenziato di tenere in vita Charlie fino a martedì 13 giugno, mentre il caso veniva esaminato con più attenzione.

La vita di un bambino di otto mesi è appesa ad un filo ed in mano alla decisione dei giudici. I genitori di Charlie non esistono. Esiste uno Stato che decide la vita e la morte delle persone, i criteri con cui assegnare la “dignità” della vita e quando sia necessario staccare le macchine e far morire. Anche un bambino.

Questo è quello che porta la mentalità mortifera dell’eutanasia. Si apre una falla e la situazione diventa incontrollabile. Così è accaduto per l’aborto. Così accadrà per le DAT in Italia.

Ma Charlie sta lottando ogni giorno insieme ai suoi genitori, insieme a migliaia di persone che sanno con certezza che ogni vita è un dono e che nessuno può definire gli standard di dignità di un’altra persona.

Gli Universitari per la Vita, giovani attivisti che diffondono nelle università la cultura pro vita, hanno fatto partire la campagna #inpiedipercharlie con gli hashtag #provitagen e #cambiamoilmondo. Tanti studenti da tutta Italia hanno inviato una loro foto di supporto per Charlie e la sua famiglia, mettendoci “la faccia”, senza paura, nonostante sia sempre più difficile andare controcorrente.

 San Giovanni della Croce scriveva: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore”.

Su quanto avremo amato Dio ed i più piccoli, i più indifesi, i senza voce: i tanti bimbi come Charlie.

L’importante è non voltarsi dall’altra parte.

C.C.