In memoriam: don Giuseppe Gioacchino Vallauri, orionino - Corrispondenza romana
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In memoriam: don Giuseppe Gioacchino Vallauri, orionino

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2 novembre 2020. La sua giornata era iniziata come al solito, dalla Curia generale di Roma era andato a celebrare nella Clinica “Madonna della Fiducia”. Erano le 7 e, pronto in sacrestia, stava per iniziare la Messa quando si è accasciato a terra. Si è subito rivelato inutile ogni soccorso. Aveva 75 anni di età, 58 di professione religiosa tra i Figli della Divina Provvidenza di san Luigi Orione e 48 di sacerdozio. Si distingueva per la sua fedeltà alla liturgia tradizionale celebrata in varie chiese romane.

Don Giuseppe Vallauri nacque a Robilante, in provincia di Cuneo, il 7 settembre 1945, il settimo di otto figli. Nel 1956, entrò al seminario di Voghera (PV), seguendo le orme del fratello maggiore don Sebastiano, di 16 anni maggiore di lui. Nel 1961, a Villa Moffa di Bra (CN), fece l’anno di noviziato e al termine emise la sua prima professione religiosa l’11 ottobre 1962. Svolse il tirocinio apostolico nel 1965 a Tortona e nel 1966 a Campocroce di Mirano (VE).

Nel 1967 fu inviato dai superiori in Inghilterra, alla comunità di Up Holland per gli studi di teologia presso il seminario Maggiore interdiocesano e venne ordinato sacerdote il 27 maggio 1972 nella cattedrale di Liverpool. Il suo primo apostolato sacerdotale fu nella comunità di Dublino, dal 1972 al 1977. In quegli anni conseguì anche la laurea in Letteratura Inglese, lingua che egli parlava benissimo. Dal 1978 al 1988 fu destinato come parroco a Buntingford (diocesi di Westminster) per poi ritornare ancora a Dublino, dal 1989 al 1995, come direttore della casa per recupero di ragazzi con problematiche sociali.

Dal 1996 al 1998 fu a Nairobi (Kenya) ove pose le basi per l’apertura della nuova missione orionina a Langata. Ritornò in Italia, chiamato a servire in Vaticano dal 1999 al 2004 negli uffici delle Poste Vaticane. Dal 2005 al 2008, fu confessore e a capo della comunità orionina presso il Santuario della Madonna di Pompei.


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Passò gli ultimi anni nella Curia generale della Congregazione dove giunse nel 2008 come Archivista. Celebrava regolarmente la Messa secondo il Rito Romano antico ed era apprezzato nelle comunità tradizionali di Roma come confessore e direttore di anime.

Aveva una cultura profonda, mai ostentata, ma coltivata ed espressa con umiltà e signorilità. Ma soprattutto era uomo di grande fede, di preghiera profonda e di esempio impeccabile di vita religiosa. Era metodico, di grande finezza di coscienza e rettitudine di vita. Certamente la chiamata improvvisa del Signore, avvenuta proprio il giorno in cui la Chiesa commemora i defunti non lo ha colto impreparato. Preghiamo per lui e affidiamoci alle sue preghiere.

 


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