Il popolo cattolico contro i “Gay Pride” - CR - Agenzia di informazione settimanaleCR – Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Il popolo cattolico contro i “Gay Pride”

Due anime hanno sfilato il 3 giugno per le strade di Reggio Emilia. Da un lato l’anima gaia e lasciva del “Remilia Pride”, il primo Gay Pride in terra emiliana e dall’altro l’anima raccolta e orante della contro manifestazione di riparazione rappresentata dalla processione promossa dal neonato “Comitato Beata Giovanna Scopelli“.

La giornata conclude settimane di vibranti polemiche e botte e risposte tra i due schieramenti. Un acceso scontro che ha visto il Comitato promotore della processione finire anche sotto l’avvilente tiro del fuoco amico. A tale proposito, don Giordano Goccini, parroco di Fazzano e dal 2012 incaricato della Pastorale Giovanile della Regione Emilia, è arrivato ad accusare di “presunzione” gli organizzatori della processione, spiegando che “pregare in riparazione dei peccati altrui è un atto di presunzione”

Inaccettabili accuse alle quali ha prontamente replicato, sulle colonne di “Radio Spada”, Cristiano Lugli, uno dei portavoce del Comitato, citando l’enciclica di Pio XI Miserentissimus Redemptor:

“Il significato della riparazione non esiste più, e il motivo è semplice: eliminato il peccato non vi è motivo di dover riparare a qualcosa che – sempre secondo i don Goccini di turno – ha cessato di esistere. E non è tutto: se si elimina il peccato è perché si è eliminata la missione redentrice di Cristo, oscurando il Sacrificio della Croce.” Eppure nel messaggio di Fatima, osserva sempre Lugli “è inserito un forte e chiaro appello alla riparazione. Si potrebbe altresì supporre che in questi messaggi si prosegua ciò che fu iniziato più di due secoli prima a Paray-le-Monial, con le apparizioni del Sacro Cuore di Gesù a Santa Maria Margherita Alacoque. Nel caso di Fatima la riparazione viene richiesta anche per il Cuore Immacolato della Madre, unita alla Passione e allo strazio del Cuore del Figlio”.

Non è la prima volta che processioni di riparazione vengono indette. Diciassette anni fa, il 1 luglio del 2000 il Centro Culturale Lepanto promosse infatti una processione di riparazione, dalla Basilica di San Giovanni al Santuario del Divino Amore, contro il “World Pride 2000”, il mega raduno gay mondiale, organizzato a Roma l’8 luglio di quell’anno in aperta sfida al Giubileo della Chiesa Cattolica. Un inammissibile affronto che Giovanni Paolo II non fece passare sotto silenzio, esprimendo, il giorno successivo alla parata, la propria amarezza per l’offesa arrecata ai valori cristiani, ribadendo l’insegnamento cattolico in materia di omosessualità:

“Un accenno ritengo di dover fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi. A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato al grande Giubileo dell’anno 2000 e per l’offesa recata ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore di tutti i cattolici del mondo. (…) Vorrei a tale riguardo, limitarmi a leggere quanto dice il catechismo della Chiesa cattolica, il quale, dopo aver rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: un numero non trascurabile di uomini e donne presenta tendenze omosessuali, profondamente radicate. Questa inclinazione oggettivamente disordinata costituisce per la maggior parte di loro, una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”

Dopo la processione di Reggio Emilia, è ora in programma un altro appuntamento per il prossimo 17 giugno a Varese, dove è annunciato un santo rosario sul sagrato della Basilica di San Vittore come riparazione pubblica al “Gay Pride” che si svolgerà quel giorno in contemporanea per le strade della città.

Per il futuro, c’e da auspicarsi che queste manifestazioni nate, per così dire, dal basso, in maniera spontanea grazie all’impegno e alla devozione di tanti fedeli indignati, possano essere promosse o, per lo meno, approvate e non silenziate, dalle gerarchie ecclesiastiche, per ricordare a tutti, in maniera netta ed esplicita, la posizione immutabile della Chiesa cattolica nei confronti del disordine morale e della violazione dell’ordine naturale e cristiano rappresentato dal peccato contro natura dell’omosessualità. (L.G.)