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Il Gay Village e la propaganda omosessualista

Anche quest’anno la città di Roma ospiterà il Gay Village, una delle più importanti rassegne del cosiddetto orgoglio omosessuale; un evento che si svolge per tutto il periodo estivo in cui si alternano momenti di intrattenimento a incontri culturali. Come si evince dal sito, la mission e la vision del Gay Village è “essere il punto nevralgico per l’informazione, la cultura e il divertimento LGBT (…) diventare un luogo di riferimento per le nuove generazioni, con l’obiettivo di creare una realtà distante dalla oppressione e dalla repressione, attraverso il palinsesto culturale e ludico”.

Pertanto gli organizzatori della nota kermesse omosessuale puntano a fare in modo che essa diventi il punto di riferimento del mondo gay, un appuntamento stabile che fissi e sottolinei di volta in volta gli obiettivi raggiunti e quelli ancora da raggiungere. Ogni anno il Gay Village, forte delle ingenti risorse economiche a sua disposizione e dei suoi numerosi sostenitori, promuove una campagna pubblicitaria molto aggressiva e ben studiata.

Questa volta gli organizzatori scelgono di mettere in rilievo le importanti conquiste culturali e politiche raggiunte dal mondo LGBT e la necessità di difenderle. La campagna pubblicitaria in atto mira ad esaltare l’elemento visivo in grado di rappresentare simbolicamente la comunità omosessuale: un cavaliere gay che cavalca una creatura mitologica, l’unicorno, e che incita la folla.

La campagna così formulata diviene un ipotetico sequel del ‘Libero Stato del Gay Village” (anno 2013) in quanto, dopo aver costruito il regno, ora è necessario difenderlo e viverlo per continuare a contrastare la violenza e l’ignoranza nei confronti della comunità LGBT”, si legge sul sito della manifestazione.

Viene da chiedersi chi sia in questo momento il nemico in grado di attaccare e mettere in pericolo il “regno” omosessuale, quando persino buona parte delle gerarchie ecclesiastiche strizzano l’occhiolino alla cultura gay con il pretesto di una malintesa misericordia divina.

E’ possibile ipotizzare che in realtà l’ideologia omosessualista per sopravvivere abbisogna di identificare sempre un nemico che, attraverso la contrapposizione, consolidi la fragile identità delle persone omosessuali. Il prezzo da pagare per chi rinnega la propria natura è l’alienazione, rispetto a se stesso e al mondo che lo circonda. Non a caso l’immagine pubblicitaria del guerriero gay che cavalca l’unicorno e incita la folla è accompagnata dalla scritta “Fantasia”, che rimanda al mondo fittizio, chiamato appunto Fantàsia, descritto nel romanzo La storia infinita, scritto da Michael End nel 1979.

In questo universo parallelo regolato da leggi molto diverse da quelle del mondo reale, come l’assenza di confini e la relatività del tempo e dello spazio, gli abitanti per raggiungere la terra non hanno altra strada che quella di lasciarsi inghiottire dal “nulla” ma così facendo vengono tramutati in menzogne, manie e ossessioni.

In effetti, l’ideologia LGBT, al di là delle promesse di felicità, non può far altro che condannare il malcapitato che vi aderisce ad una vita falsa, lontana dalla verità; egli rimane sempre alla ricerca di una identità autentica impossibile da conquistare. L’illusione, la rabbia e la paura costituiscono dunque i sentimenti prevalenti nel mondo omosessuale, in cui le prime vittime sono gli omosessuali stessi, e l’identificazione di un nemico, reale o presunto, rappresenta forse un modo che essi  hanno di placare l’angoscia esistenziale in cui risultano imprigionati. (A.D.M)