Il coronavirus viene dal laboratorio di Wuhan? Le Figaro solleva la questione - Corrispondenza romana
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Il coronavirus viene dal laboratorio di Wuhan? Le Figaro solleva la questione

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Qual è la vera origine del Coronavirus? A diciotto mesi dall’inizio della pandemia, un lungo articolo di Isabelle Lasserre pubblicato il 3 maggio sul quotidiano francese Le Figaro, ritorna sull’ipotesi di una fabbricazione del virus in laboratorio. La pista dell’origine artificiale, secondo il quotidiano francese, è stata scartata senza alcun approfondimento. Eppure lo stesso direttore dell’Oms, Tedro Adhanom Ghebreyesus, dopo il rapporto della prima missione conoscitiva dell’organizzazione in Cina, il 30 marzo, non l’ha esclusa.

Le Figaro spiega come la pista della fuga da laboratorio diventa sempre più credibile, anche in seguito a una serie di lettere aperte all’Oms pubblicate da alcuni scienziati, appartenenti a un gruppo internazionale battezzato in modo informale “gruppo di Parigi”. Essi chiedono un’inchiesta rigorosa e una maggiore trasparenza da parte della Cina. La lettera più recente, diffusa il 30 aprile, propone una dettagliata metodologia d’inchiesta, con una lista di questioni precise che permetterebbero di dissipare le zone d’ombra.

Dopo la pubblicazione del genoma del Sars-CoV-2, il virologo Etienne Decroly, direttore della ricerca CNRS, ha sottolineato la presenza di una sequenza che rende il virus particolarmente adatto all’infezione umana. Questo pone la questione nella comunità scientifica perché tale virus possiede le caratteristiche riconducibili a esperimenti di laboratorio.  “Il problema è che è impossibile saperlo se non si dispone di questi virus  originari – afferma Decroly, -. Tra gli 80mila campioni di animali selvatici, di bestiame o di pollame prelevati tra fine 2019 e inizio 2020 in Cina, nessuno presenterebbe sequenze vicine al Sars-Cov-2 secondo le autorità cinesi. Questo non vuole evidentemente dire che l’origine del virus non è interamente naturale, ma questo non esclude neanche la pista del laboratorio“. Gilles Demaneuf, co-firmatario delle lettere aperte all’OMS, ha detto al quotidiano francese che “non possiamo escludere l’ipotesi di un dottorando del Wiv che si sia infettato mentre effettuava dei prelievi,”, anche, se, ha precisato “non stiamo dicendo che sia andata così”.

A Wuhan non lavoravano solo scienziati cinesi. Sono stati i francesi, scrive Le Figaro, a portare le attrezzature e l’esperienza in Cina attraverso una cooperazione scientifica che aveva come obiettivo quello di aiutare Pechino in una situazione potenzialmente esplosiva dal punto di vista sanitario. Nell’ottobre 2004 l’allora presidente francese Jacques Chirac e il presidente cinese Hu Jintao decisero di unire le forze per combattere le malattie infettive emergenti. L’accordo sfociò in un trattato ministeriale con il trasferimento di un laboratorio P4 in Cina oltre all’addestramento del personale che ci avrebbe lavorato.  La Cina pagava, e i francesi mettevano tecnologia e scienza per lo studio dei virus di classe 4, cioè quelli più pericolosi per l’uomo. Ma i cinesi non rispettarono le regole.


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Il presidente francese Macron, che nel 2018 fu presente all’inaugurazione del laboratorio di Wuhan, in un’intervista al Financial Times del 16 aprile 2020, ha affermato che in Cina “sicuramente sono avvenute cose che non sappiamo”. La realtà è che della misteriosa pandemia di coronavirus, almeno ufficialmente non sappiamo ancora nulla