Il commissariamento di Medjugorje - CR - Agenzia di informazione settimanaleCR – Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Il commissariamento di Medjugorje

Che di commissariamento si tratti non c’è dubbio. Papa Francesco, come ha anticipato il  Quotidiano nazionale,  ha nominato un “inviato speciale”, per indagare sulle apparizioni mariane che da oltre trent’anni attirano milioni di pellegrini nel  Santuario di Medjugorje nell’ex Jugoslavia. Il compito dell’inviato, il vescovo polacco monsignor Henryk Hoser, dovrebbe essere, quello di «studiare quanto avviene nella cittadina bosniaca e riferire soltanto al Pontefice, che ha bocciato più volte durante le sue udienze l’immagine di una Madonna «superstar».

Non è chiaro però se ad essere commissariato sia l’evento di Medjugorie o la Commissione di studio della Congregazione per la Dottrina della Fede che sulle apparizioni ha indagato. La Commissione, presieduta dal cardinale Camillo Ruini, dopo quattro anni di lavoro, il 17 gennaio 2014 ha consegnato le sue conclusioni al Santo Padre. Il risultato, secondo le nostre fonti, è che “non constat de supernaturalitate” (non risulta la natura soprannaturale del fenomeno). Non si capisce se al Papa questo risultato non vada bene perché troppo morbido (avrebbe preferito “constat de non supernaturalitate”, risulta che non ha carattere soprannaturale) o perché, viceversa, gli appaia troppo duro. A questo proposito, il portavoce vaticano Greg Burke ha affermato che il «commissario» non entrerà nel merito delle apparizioni mariane, che sono una questione dottrinale di competenza della Congregazione della Dottrina della Fede, che le sta ancora studiando, ma dovrà occuparsi solo degli aspetti pastorali della vita del Santuario.

La decisione di mandare un commissario dunque non sarebbe un colpo al santuario, ma sarebbe una scelta «più pro che contro». Se però la CDF ancora studia, le apparizioni vuol dire che i risultati della Commissione, composta da cinque cardinali e da numerosi teologi e studiosi, sono giudicati insoddisfacenti. Ma se non si riesce o non si vuole pronunciarsi sulla veridicità delle apparizioni, non si comprende su quali basi il commissario possa dirigere la vita pastorale del Santuario bosniaco. Alla fine la decisione appare come un nuovo gesto di autorità del Papa, per far capire, a colpi di commissariamento, a chi spetta l’ultima parola, anche se questa parola non sarà pronunciata. (R.d.M. su Il Tempo del 12 febbraio 2017)