I giudici australiani confermano la condanna del cardinale Pell - Corrispondenza romana
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I giudici australiani confermano la condanna del cardinale Pell

I giudici della Corte suprema dello Stato di Victoria, in Australia, hanno respinto l’appello del cardinale George Pell, condannato e incarcerato per abuso sessuale di minori, e confermato la sua condanna a sei anni di prigione. La decisione non è stata presa all’unanimità, ma da due giudici contro uno. Il presidente della Corte Chris Maxwell ha ammesso che “questo caso ha diviso la comunità”, ma ha annunciato che secondo la maggioranza dei giudici il cardinale Pell dovrà continuare a scontare la pena detentiva di 6 anni, a cui lo ha condannato il tribunale di primo grado. Dopo aver scontato 3 anni e 8 mesi di pena, il cardinale potrà chiedere la libertà vigilata.

L’11 dicembre 2018, una giuria australiana, dopo soli quattro giorni di deliberazione, aveva dichiarato il cardinale Pell colpevole di due accuse di violenza sessuale su minori. Secondo l’accusa, Pell, dopo una delle prime Messe celebrate come arcivescovo di Melbourne, avrebbe compiuto questi abusi in sacrestia, vestito dei paramenti sacri. Uno delle due presunte vittime è morta per overdose qualche tempo fa. L’altra, che adesso ha fra i trenta e i quarant’anni, secondo la difesa del cardinale è un mentitore e un visionario. Il cardinale Pell ha sempre sostenuto di essere innocente di tutte le accuse di abusi sessuali su minori. I giudici hanno rifiutato di visionare un video che mostra l’impossibilità fisica di commettere il crimine in quelle circostanze e hanno ignorato la testimonianza data da un sacerdote della cattedrale, padre Charles Portelli, che ha dichiarato di essere sempre stato con lui quella mattina e che sarebbe stato impossibile per Pell compiere quello di cui viene accusato,.

I problemi giuridici del cardinale Pell sono iniziati nel 2013, quando il dipartimento di polizia di Victoria ha istituito “Operazione Tethering” per incriminarlo, anche se nessuno aveva presentato una denuncia formale contro di lui. In quello stesso anno il cardinale aveva iniziato a lavorare per il nuovo Segretariato per l’Economia del Vaticano, trovandosi alle prese con interessi rivali, e riscontrando decine di milioni di euro non contabilizzati in conti appartenenti a vari dipartimenti vaticani. Molti sono convinti che il “suggerimento” ai giudici sia venuto da ambienti vaticani, interessati a sbarazzarsi dello scomodo cardinale. Anche i cattolici australiani sono convinti che si sia trattato di una macchinazione ai suoi danni.

Il cardinale Pell è destinato a rimanere in prigione fino al mese di ottobre del 2022, ma il suo team legale ha intenzione di appellarsi all’Alta Corte, che rappresenta l’organo giurisdizionale di vertice del sistema federale australiano.

Stupisce il silenzio del Vaticano che non ha promosso un processo canonico per stabilire l’innocenza o la colpevolezza del cardinale Pell, accettando la discutibile giustizia di un Paese noto per il suo secolarismo anticattolico. Il cardinale Pell è il primo cardinale incarcerato dopo la persecuzione comunista del secondo dopoguerra del Novecento. (E. B.)