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Grazie ad un contribuente, tagliati 22 mila € a centro Lgbt

All’inizio di febbraio è saltato il contributo da 22 mila euro concesso dal Comune di Nantes, a maggioranza socialista, ad un centro Lgbt, gestito dall’Apgl-Associazione dei genitori e futuri genitori gay e lesbiche. Da notarsi che 22 mila euro rappresenta un quinto del suo budget, le cui uscite riguardano principalmente l’affitto dei locali e gli stipendi dei dipendenti.

L’accordo pluriennale che lo sanciva, infatti, sottoscritto esattamente due anni fa, è stato impugnato da un cittadino, il quale, da contribuente, non ha gradito che i soldi delle sue tasse venissero gettati in quel modo. Così ha sottoposto il sussidio all’esame del tribunale amministrativo nel 2016 e nel 2017. E questi non ha potuto far altro che dargli ragione.

In effetti, tale consistente aiuto economico, erogato dalla giunta municipale, non corrisponde ad un «adeguato interesse pubblico locale», finisce anzi per finanziare un ente, che ha dato il proprio sostegno all’utero in affitto, pratica penalmente illecita e sanzionabile: il 27 novembre del 2015, infatti, il centro Lgbt ha organizzato un convegno informativo sull’argomento nei propri locali. Abbastanza, per ritenere la sovvenzione pubblica «irregolare» ed attribuibile a «motivazioni politiche», non corrispondenti evidentemente al bene comune.

Con la stessa motivazione, a Marsiglia, ora si sta cercando di capire se un contributo pubblico di 100 mila euro dato nell’estate del 2013 alla locale Lesbian & Gay Parade per l’organizzazione dell’Europride, fosse legittimo oppure no. Forse è un tipo di argomentazione, che anche in Italia si potrebbe valutare, per evitare a colpi di giurisprudenza e tribunali dispersioni più o meno clientelaristiche del denaro pubblico.