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Germania: svolta a Sinistra per il Comitato dei Cattolici

Dunque il ZdK, il Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, ha compiuto la propria scelta di campo, abbracciando non del tutto inaspettatamente l’Spd di Schulz. E questo non entusiasma. Intendiamoci, anche la Cdu, che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare l’Unione Cristiano-Democratica, cioè la forza conservatrice, quella di Centrodestra, ha più volte deluso e non solo per la guida di Angela Merkel, protestante, in un partito, che dovrebbe avere a cuore e tutelare anche la componente cattolica.

I guai della Cdu

Pesa ancora come un macigno l’apertura al «gender», compiuta dalla Cdu nel settembre 2015 per bocca dell’allora viceministro per l’Agricoltura, Maria Flachsbarth, ultras della linea Kasper ai due Sinodi sulla Famiglia ed autrice di pesanti, velenosi attacchi alla Chiesa proprio su questo tema. Apertura al «gender» confermata anche dall’ala “liberal” della Cdu del Baden-Württemberg, guidata un anno fa, nell’aprile 2016, da Thomas Strobl, pronto a cedere proprio su questo punto ed a stringere un accordo coi Verdi, pur di governare ed in cambio di una poltrona. E come dimenticare il “decalogo” del novembre 2015, proposto questa volta dalla Cdu nazionale, sul tema «Convivere in Germania», in cui si leggono, tra l’altro, “perle” di laicismo come queste: «Il testo fondamentale, la Costituzione, sta al di sopra della Bibbia. Chiesa e Stato sono distinti. I capi religiosi qui non hanno diritto di emettere sentenze. Le unioni omosessuali sono forme legali di vita e devono essere rispettate da tutti». Negli intenti questo doveva essere un argine all’islam radicale, di fatto si è trasformato in un manuale per giacobini in aperto contrasto con la Nota Dottrinale Circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei Cattolici nella vita politica della Congregazione per la Dottrina della Fede («Il cristiano è chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire di principi etici che, per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale, non sono ‘negoziabili’», n. 3), con l’Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II («Nessuna legge al  mondo potrà mai rendere lecito un atto, che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, proclamata dalla Chiesa», n. 62) e con San Tommaso d’Aquino («Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto deriva dalla legge naturale. Se invece in qualche cosa è in contrasto con la legge naturale, allora non sarà legge, bensì corruzione della legge», Summa Theologiae).

L’abbraccio “letale” con l’Spd

Detto questo, è pur vero che l’alternativa non è l’Spd, che invece il ZdK pare avere abbracciato, come si evince dal comunicato congiunto diffuso ieri: «Guidati dai rispettivi leader Martin Schulz e Thomas Sternberg, i rappresentanti dell’Spd e del ZdK si sono incontrati lunedì scorso per uno scambio. Al centro delle conversazioni, svoltesi presso Casa Willy Brand a Berlino, ci sono stati temi quali il contributo delle religioni alla coesione sociale, gli sviluppi dell’ecumenismo e le sfide apportate alla democrazia dal populismo di Destra». E’ già chiaro da queste parole come si sia andati oltre un semplice confronto, definendo anzi una sorta di convergenza programmatica. Si è deciso chi siano i “buoni”, le Sinistre, e chi siano i “cattivi”, le Destre col loro populismo.

Tutto questo, però, sbilancia e compromette gravemente in politica la linea di un’organizzazione, come il Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, che dovrebbe invece curarsi di tutti i propri iscritti in base alla loro fede e non alla loro tessera di partito, senza parlare a nome di tutti ed impegnare tutti in battaglie politiche, che potrebbero anche non essere condivise. Il ZdK dovrebbe occuparsi d’anime e non di elettori, dovrebbe ricordare i principi della Dottrina sociale della Chiesa e non dire per chi votare. Specie quando l’interlocutore prescelto sia tanto impegnativo.

Il “pedigree” doc dell’Spd

L’Spd o Partito Socialdemocratico tedesco fa parte dell’Internazionale Socialista, nella sua iconografia ha Karl Marx e, nell’album di famiglia, ha annoverato – almeno per un certo periodo – Rosa Luxembourg. Un pedigree “doc”, insomma. Oggi è guidato da Martin Schulz: rieletto a marzo Presidente del partito e candidato alla Cancelleria con una percentuale bulgara, il 100% dei voti, è “allergico” a tutte le Destre, di qualsiasi sfumatura, da Berlusconi a Jean-Marie Le Pen, cui nel 2009 avrebbe volentieri negato, in spregio a tutte le regole, l’onore di guidare la seduta inaugurale dell’Europarlamento, viceversa a lui spettante come deputato più anziano. Ma Le Pen, certo non un principiante della politica, lo gelò con una battuta: «Mister Schulz è un signore, che ha la testa di Lenin, ma che parla come Hitler».

Lo stesso programma dell’Spd, piaccia o non piaccia ai vertici del ZdK, contiene punti gravemente difformi dalla Dottrina cattolica. Come questi, più volte ripetuti: «Quando due persone si amano, lo Stato non può discriminare. Per noi questo significa totale uguaglianza per gay e lesbiche», considerando delle “conquiste” sociali il «diritto di adozione» per gli omosessuali. Ed ora i socialdemocratici puntano ad «imporre il “matrimonio per tutti”». Non solo: tra i corsi per l’integrazione di rifugiati (e non), a fianco di quelli di lingua tedesca, a quelli di orientamento ed a quelli di diritto, ecco spuntare anche i corsi per l’«autodeterminazione sessuale». Oltre a cavalcare i luoghi comuni della più demagogica propaganda Lgbt, l’Spd invoca la parificazione fiscale per le coppie sposate e non, per coniugi e conviventi, nonché benefit particolari per i genitori single, minando così alla base il concetto e la sostanza della famiglia quale cellula fondamentale della società.

Le parole d’ordine sono quelle tipiche della Sinistra: ambientalismo, europeismo, immigrazione selvaggia con fondi appositi per Comuni e Länder; infine democrazia, quella democrazia che l’Spd per primo è pronto a tradire, discriminando e demonizzando chiunque la pensi diversamente. Il suo programma, prima d’essere a favore di qualcosa, è contro qualcuno: «Dal gennaio 2015 sosteniamo le associazioni e le iniziative, atte a contrastare in ambito locale l’estremismo di Destra, la violenza e la misantropia», ciò per cui vorrebbero raddoppiare gli stanziamenti a disposizione. I “bravi”, insomma, sono solo loro.

Allontana i nuovi, fa scappare i vecchi

Cosa un partito di questo genere possa esercitare di così irresistibilmente attrattivo nei confronti di un’associazione cattolica resta un assoluto mistero. Di certo questo abbraccio con l’Spd appare contro natura, controproducente e probabilmente letale per il ZdK, ancora rappresentativo, benché in forte crisi di adesioni. Senza dubbio questa ulteriore svolta a Sinistra non convincerà i nuovi fedeli ad iscriversi, semmai convincerà i vecchi ad andarsene (M. F.).