Family act: prove tecniche di compromesso - Corrispondenza romana
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Family act: prove tecniche di compromesso

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Maurizio SacconiIl prossimo 15 novembre si terrà a Roma la manifestazione pro vita e famiglia organizzata dall’Ncd e denominata Family act.

Aldilà delle perplessità legate al fatto di affidare ai partiti la promozione e la difesa dei principi non negoziabili, destano preoccupazione e sconcerto le dichiarazioni d’intento di figure di spicco dell’Ncd come il capogruppo al senato Maurizio Sacconi, il quale, in un articolo apparso sul quotidiano “Avvenire” , ha esposto le linee programmatiche dell’iniziativa, tesa, a suo dire, a difendere alcuni principi, legati alla vita e alla famiglia, da una vera e propria “declinazione ideologica”. Per Sacconi dunque

1) Bisognerebbe contrastare l’omofobia in un” clima di condivisione” (?) e non introducendo i reati di opinione. Sarebbe giusto inoltre tutelare alcuni diritti nell’ambito della convivenza anche se questa non può essere equiparata al matrimonio. Dunque, per Sacconi il problema omofobia esiste e va risolto, come è da risolvere la presunta mancanza di tutele giuridiche per le coppie (omo o etero) che convivono. Una posizione non diversa, nella sostanza, da quella espressa dai fautori della teoria del gender, i quali insistono oltre che sul superamento del semplice schema uomo-donna anche sulla conseguente necessità che lo Stato si faccia carico di tutelare, attraverso provvedimenti ad hoc, le persone con diverso orientamento sessuale.

2) Sarebbe giusto contrastare l’accanimento terapeutico, purché ciò non si traduca nella legittimazione dell’eutanasia. Anche in questo caso l’esponente Ncd sembra avallare l’esistenza di un problema, ossia di un numero significativo di persone che vengono tenute in vita per forza e contro ogni speranza di guarigione. A ben vedere, la stessa tesi di Calabrò, il relatore dell’ambiguo disegno di legge sul fine vita, e di tanti altri personaggi non propriamente pro life.


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3) Positivo il giudizio di Sacconi sulla fecondazione assistita, mentre sarebbe da mettere al bando ogni ipotesi di utero in affitto, commercio dell’umano e catalogo su misura. E’ difficile però pensare di difendere il diritto alla vita passando attraverso l’avallo di pratiche intrinsecamente disumane come la fecondazione artificiale, limitandosi a condannare quelle che sono le conseguenze logiche ed inevitabile del trattare l’essere umano come se fosse un bene di consumo.

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, che giustifichi le speranze di un autentico cambiamento di rotta verso la promozione e la difesa di quei principi basilari che risultano essere seriamente minacciati, oltreché dai demolitori della legge naturale anche dai fautori della politica del compromesso e del male minore. (A.D.M.)


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