Darwin: per "Le Scienze" l’evoluzionismo nega sé stesso - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Darwin: per “Le Scienze” l’evoluzionismo nega sé stesso

È non solo mistificante, ma falso definire l’evoluzionismo darwiniano una scienza. Eppure il mensile Le Scienze ci prova e, nel numero in edicola, definisce tale teoria «sostenuta da prove sperimentali». Che non sia così lo ha, però, ammesso persino uno scientista doc come il matematico Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario dell’Uaar-Unione Atei Agnostici Razionalisti: «Non esiste una teoria condivisa, che spieghi il passaggio dalla materia inorganica a quella organica», ha dichiarato (https://www.corrispondenzaromana.it/evoluzionismo-de-mattei-e-odifreddi-a-confronto/).

L’evoluzionismo darwiniano è privo di qualsiasi connotazione scientifica: si basa, in realtà, su una semplice teoria filosofica, peraltro smentita dalle recenti conoscenze genetiche, che hanno sposato invece la teoria della «permanenza della specie».

Eppure, il periodico, edizione italiana de Scientific American, con un articolo e con un libro di prossima uscita, si chiede esterrefatto come sia possibile che l’universo e la vita «siano considerati i frutti di un creatore [così, con la minuscola… – NdR] da milioni e milioni di persone in tutto il mondo? Negli Stati Uniti, forse il Paese più avanzato dal punto di vista scientifico e tecnologico, i sondaggi stimano che circa il 40% della popolazione maggiorenne ritiene falsa la teoria darwiniana».

Certo, anche Le Scienze giunge ad ammettere che non sia «facilmente comprensibile come il caso e la contingenza possano influire in modo decisivo sulla teoria della vita». Ma attribuisce tutto ciò ad una sorta di “inganno” del cervello e della sua «irresistibile tensione a credere nel soprannaturale» e «nella superstizione», poste in modo del tutto arbitrario e fuorviante sullo stesso piano: «Non sono un sintomo di immaturità mentale – scrive, bontà sua, la rivista – sono invece un sottoprodotto della nostra mente, evolutasi per ragionare in termini  di obiettivi e intenzioni in appositi contesti culturali». E qui scadiamo veramente nel comico: in pratica, si dice che la stessa evoluzione indurrebbe il nostro cervello a non credere nell’evoluzione…. Davvero bizzarro!

Cosa contrapporvi? Nuove formule scientifiche, che dimostrino finalmente all’uomo il suo abbaglio? Prove tanto convincenti, da aprirgli finalmente gli occhi? No, niente di tutto questo. Si preferisce la scorciatoia ovvero inculcar fin da bambini che l’evoluzionismo è scienza, intervenire «fin dalla piccola età sul tipo di esposizione culturale e di pensiero, per favorire lo sviluppo di visioni meno intuitive del mondo». È ciò  che la stessa scienza definirebbe propriamente «condizionamento». E che, finora, non ha evidentemente funzionato, nonostante tutto.

Più volte un altro scienziato, il  prof. Antonino Zichichi, presidente della World Federation of Scientists, membro di diverse Accademie delle Scienze, plurilaureato e pluripremiato, ha dichiarato: «Non esiste nemmeno un’equazione dell’evoluzionismo e come faccio io a dire che quella è scienza? L’evoluzionismo biologico della specie umana non ha né una formulazione matematica, né prove di laboratorio», mostrando come l’uomo, da centomila anni a questa parte, sia «sempre lo stesso», senza evolvere mai: «Come mai non cambia?», si è chiesto. Già, come mai? (M. F.)