Cristianofobia, l'elenco è lungo: India, Cina ed Egitto - CR - Agenzia di informazione settimanale
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Cristianofobia, l’elenco è lungo: India, Cina ed Egitto

Purtroppo lungo è ogni giorno l’elenco delle persecuzioni di cristiani nel mondo.

Così in India, nel villaggio di Harmu,nei pressi di Ranchi, nel Jharkhand, un uomo è stato aggredito, picchiato e minacciato di morte da radicali indù, che gli hanno intimato di rinnegare Cristo ed onorare il loro dio-scimmia Hanuman.

Il fatto è avvenuto la vigilia di Natale, ma la notizia è stata diffusa soltanto nelle scorse ore. La Polizia si è rifiutata di registrare la denuncia, sporta dalla vittima. L’atteggiamento delle forze dell’ordine è spesso ostile verso cristiani e missionari, accusati di compiere conversioni forzate.

Confermata la condanna a 5 anni di carcere ed a 4 di arresti domiciliari per il blogger cattolico Nguyen Van Oai (nella foto), accusato di resistenza a pubblico ufficiale e violazione della libertà vigilata: respinto il suo ricorso in appello, l’uomo è dovuto tornare in cella. E’ membro del movimento democratico fuorilegge “Viet Tan” e co-fondatore dell’associazione degli ex-prigionieri di coscienza. Secondo alcune testimonianze, polizia e teppisti avrebbero aggredito, fuori dal tribunale, un gruppo di sostenitori del dissidente, strappando loro il cellulare e gli striscioni, in cui si chiedeva il suo rilascio.

Altri 6 cristiani sono stati arrestati, sempre in Cina, e condannati dal tribunale di Lincang a pene fino a 13 anni, perché accusati di appartenere ad una setta apocalittica illegale. Gli imputati hanno rivendicato la propria innocenza, ma a nulla è servito. Anzi, le autorità hanno minacciato i loro legali di bloccare loro la licenza per il solo fatto d’averli assistiti, in netto contrasto con le tutele previste dalla vigente legge. Ma gli avvocati hanno deciso di non cedere alle minacce.

In Egitto, ora è stato reso noto il motivo per il quale un gruppo di jihadisti dell’Isis hanno ucciso il cristiano copto di 27 anni, Bassem Herz Attalhah: a far loro problema, il fatto che avesse una croce tatuata sul polso, secondo una tradizione secolare diffusa nella regione. I terroristi islamici hanno sparato alla testa della loro vittima: da anni hanno promesso di “uccidere più copti” ed è una minaccia che purtroppo quest’ennesimo omicidio rende ancora più concreta e reale.