Continua in Italia la strage abortista - Corrispondenza romana
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Continua in Italia la strage abortista

Con leggero ritardo è stata presentata a Roma la relazione sull’attuazione della legge 194 che ogni anno, in una sorte di macabro rituale, il ministero della Salute porta all’attenzione del Parlamento italiano.

I dati definitivi del 2017 confermano il trend degli ultimi anni: rimane costante il numero degli infanticidi prenatali legalizzati che si attesta intorno ad una cifra di poco inferiore alle 81.000 unità (l’intera popolazione di una media città italiana come Varese …) con una leggera flessione rispetto al 2016 (4,9 percento in meno), malgrado il generale calo delle nascite; in costante crescita, invece, il numero degli aborti farmacologici, tanto che gli omicidi provocati dall’utilizzo della pillola Ru486 sono cresciuti del 5 percento in soli tre anni e nel 2017 hanno rappresentato il 17,8 percento del totale; per quanto riguarda il ricorso alla contraccezione d’emergenza si registra un vero e proprio boom di vendite, in particolare della pillola del giorno dopo e di quella dei 5 giorni dopo (EllaOne), anche in considerazione del fatto che per acquistare tali prodotti cripto abortivi non vige più l’obbligo della prescrizione medica; rimane stabile il dato sugli obiettori di coscienza e il ministero della Salute, basandosi su parametri di calcolo specifici come i carichi di lavoro settimanale per medico obiettore e la diffusione dei punti Ivg rispetto ai punti nascita, non rileva, purtroppo, particolari criticità nell’erogazione dei “servizi” di aborto.

Questi, in estrema sintesi, i dati principali estrapolati dalla relazione annuale sull’andamento della legge 194. E’ da notare come la comunicazione massmediatica tenda a presentare il dato del numero degli aborti come se esso fosse in costante e reale diminuzione e come se ciò fosse dovuto al presunto circolo virtuoso innescato dalla legge 194, tant’è che lo stesso quotidiano “Avvenire”,nel suo articolo di commento alla relazione a firma di Francesco Ogni bene, considera il percorso progressivo della diminuzione degli aborti come il dato di fatto in grado di darci la consapevolezza che “occorre lavorare per ridurre a zero gli aborti”.

Ora, sappiamo molto bene che per ridurre realmente a zero gli aborti è necessario lavorare per giungere in qualche modo all’abrogazione della legge 194 e non per difenderla, come invece fa la stragrande maggioranza della cultura laica e, cosa ancora più grave, parte di quella di orientamento cattolico e prolife.

Altri significativi dati estrapolati dalla relazione inducono alla riflessione: un quarto delle donne aveva già abortito in precedenza, quasi il 50 percento delle italiane ha un lavoro stabile e un livello di istruzione medio alto, mentre circa il 40 percento è coniugata e con altri figli. Ciò significa che l’incidenza dei fattori economici e di disagio sociale sul ricorso all’aborto è decisamente sovrastimata dalla maggioranza degli addetti ai lavori. La realtà è che si utilizza l’aborto come mezzo di controllo delle nascite, malgrado tale possibilità sia solo formalmente non contemplata dall’ipocrita legge 194.

In definitiva, la relazione annuale sull’attuazione della legge 194 da conto di una situazione sempre più drammatica, in cui all’impressionante numero dei morti certificato dai dati ufficiali (circa 6 milioni dal 1978 ad oggi …) occorre aggiungere un numero sempre maggiori di omicidi non esattamente quantificabili ma che sono la diretta conseguenza della legalizzazione dell’aborto, oltre al numero degli aborti clandestini che si mantiene costante nel tempo.

Ma la conseguenza forse ancor più drammatica causata dalla legge 194 è la mentalità abortista e contraccettiva che ha trasformato il figlio in una semplice opzione funzionale alla realizzazione personale della donna. Il frutto più evidente di tale mentalità è la spaventosa crisi demografica in atto che porterà inevitabilmente alla fine della civiltà occidentale,come certificano le statistiche sull’andamento demografico italiano ed europeo. E come certifica lo stesso ministero della Salute, che piaccia oppure no …

Alfredo De Matteo