Stampa la Notizia

Cina: situazione sempre più critica per la Chiesa cattolica

Appare sempre più critica la situazione dei cattolici in Cina. Si ritiene che il Vescovo di Wenzhou, mons. Pietro Shao Zhumin, appartenente alla comunità cattolica sotterranea (non riconosciuta dal governo), sia stato sottoposto a «seminari religiosi», eufemismo che indicherebbe autentiche sedute di lavaggio del cervello. Con un fine: costringerlo ad aderire all’Associazione Patriottica, considerata dal Vaticano «incompatibile con la Dottrina cattolica».

Costretto a quattro detenzioni, sequestrato lo scorso 12 aprile, poche ore prima dei riti per il Triduo pasquale, e poi ancora la sera del 18 maggio dalla Polizia e da membri del Ministero per gli Affari Religiosi della provincia del Zhejiang, sulla sua sorte è calata una pesante cappa di silenzio sino allo scorso 26 giugno, quando la Sala Stampa vaticana, per la prima volta dopo tre anni – ovvero dalla ripresa del dialogo tra Santa Sede e autorità cinesi -, ha diffuso un comunicato ufficiale in merito ad un proprio Vescovo segregato: «La Santa Sede segue con grave preoccupazione la situazione personale di mons. Pietro Shao Zhumin, Vescovo di Wenzhou, forzatamente allontanato dalla sua sede episcopale ormai da tempo – si legge – La comunità cattolica diocesana e i familiari non hanno notizie né sui motivi del suo allontanamento, né sul luogo ov’egli sia trattenuto». La Santa Sede si è detta «profondamente addolorata per questo e per altri simili episodi che purtroppo non facilitano cammini di intendimento, auspica che mons. Pietro Shao Zhumin possa ritornare quanto prima in Diocesi e che gli sia garantito di svolgere serenamente il proprio ministero episcopale. Siamo tutti invitati a pregare per mons. Shao Zhumin e per il cammino della Chiesa in Cina».

A favore della scarcerazione del prelato si è espresso, con una propria dichiarazione ufficiale, anche l’ambasciatore tedesco a Pechino, Michael Clauss. La madre 90enne del presule ha chiesto il rilascio del figlio, mentre i fedeli della sua comunità hanno iniziato una catena di preghiere.

Anche il Vescovo di Shanghai, mons. Taddeo Ma Daqin, si trova sempre in stato di isolamento, perché posto agli arresti domiciliari per cinque anni, dopo aver annunciato il ritiro dall’Associazione Patriottica il giorno della sua ordinazione, quando rifiutò anche l’imposizione delle mani da parte di un Vescovo illegittimo. Ad oggi gli viene impedito di esercitare il ministero episcopale.

Nel frattempo si è appreso della scarcerazione del dissidente Liu Xiaobo, condannato nel 2009 a 11 anni di reclusione con l’accusa di «incitamento alla sovversione contro lo Stato» solo per aver chiesto formalmente al Partito comunista, tramite il documento «Carta 08» sottoscritto da 300 intellettuali, una serie di riforme sociali e politiche. L’uomo è stato rilasciato solo perché malato terminale affetto da cancro al fegato, diagnosticatogli lo scorso 23 maggio. Ricoverato presso l’ospedale di Shenyang, ha formalizzato di non voler cercare un trattamento medico all’estero (M. F.).