Cina: accordo o no, la persecuzione dei cattolici continua - CR - Agenzia di informazione settimanale
Stampa la Notizia

Cina: accordo o no, la persecuzione dei cattolici continua

Con o senza l’accordo firmato solo lo scorso 22 settembre col Vaticano, la Cina comunista prosegue nella propria opera di persecuzioni contro la comunità cristiana. A Lingkun, nel distretto di Yongqiang, diocesi di Wenzhou, è stata strappata la croce del campanile della chiesa e distrutto il muro di cinta: guarda caso, il Vescovo del posto, mons. Pietro Shao Zhumin, è riconosciuto dalla Santa Sede, ma non dal governo.

Non è, questa, l’unica violenza compiuta dopo l’accordo sino-vaticano: a Zhumadian, nell’Henan, un’altra croce è stata distrutta dal Fronte Unito, l’organismo che coordina le attività religiose, in quanto ritenuta “troppo” visibile. Non solo: le autorità provinciali hanno soppresso qui la diocesi locale, priva del Vescovo, nonostante, anzi proprio a causa dell’alta presenza di fedeli cattolici. Stessa sorte e per lo stesso motivo anche nello Zhejiang.

Il potere comunista non intende fermarsi, pare anzi determinato ad ostacolare l’accordo “provvisorio” e “segreto” sottoscritto col Vaticano, promuovendo una sorta di chiesa «indipendente» ovvero da esso dipendente e ad esso sottomessa, anche ideologicamente. Il XVIII Congresso del partito ha stabilito, come riferito dal Fronte Unito, che i cattolici «confusi» si conformino ed obbediscano al socialismo con caratteristiche cinesi. Ma i vertici comunisti intendono capovolgere la frittata, vale a dire accusare Roma di non aver smesso d’interferire con gli affari interni della Chiesa cattolica cinese, servendosi della gerarchia e diffondendo notizie negative.

A far problema, sembrano essere anche le dispute sulle proprietà ecclesiastiche: questo perché, secondo la legge cinese, tali proprietà dovrebbero tornare alle Diocesi; solo che da tempo, contravvenendo alle stesse normative vigenti, Fronte Unito e Associazione patriottica hanno già registrato tali proprietà a proprio nome. Da qui un ulteriore motivo di imbarazzo e di scontro per motivi di mero interesse da parte delle autorità.

Insomma, sembra proprio, anche dai fatti, che scettici e contrari al frettoloso accordo con la Santa Sede avessero ragione…