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CHIESA – Quando la liturgia diventa uno show…

Nell’ipotesi infondata di «rendere più coinvolgente la Messa, gli animatori liturgici sbizzarriscono la loro fantasia, escogitando trovate sempre più accattivanti e multiformi», anche introducendo «elementi di altre tradizioni religiose o di mondi culturali diversi»: quanto scritto da Luigi Martinelli nel suo recente libro «”Missa” in scena. Riflessioni teatrali sulla liturgia» (Cavinato, Brescia 2017), ha purtroppo trovato tristi conferme in contesti diversi nella ricorrenza dell’Assunta, durante la quale si è evidentemente scatenata la “creatività” dei pastori.

Ha creato non poco sconcerto, ad esempio, tra fedeli e non, la danza di ballerine in tutù, che ha avuto luogo davanti all’altar maggiore del Duomo di Spoleto, nella Veglia dell’Assunzione. Una danza, che, nella migliore delle ipotesi, ha preposto lo spettacolo alla liturgia e l’esibizione alla sacralità del luogo, un caso di «imbarazzante provincialismo», come commentato dal blog MessainLatino. Non un caso isolato, intendiamoci: altre volte purtroppo sono state tentate sperimentazioni ed inopportuni “trapianti” nella liturgia cattolica di abitudini proprie di altre confessioni religiose e di altri contesti socio-geografici, in una sorta di “ansia da prestazione” sincretistica.

Non solo. Si apprende dal quotidiano di Cremona La Provincia di un’altra iniziativa, liberamente presa sempre nella ricorrenza dell’Assunta durante la processione dal Vescovo del luogo, mons. Antonio Napolioni, che, con tutti i canti mariani propri della tradizione cattolica, pare non abbia trovato di meglio, dinanzi alla statua della Vergine, che intonare O sole mio, sia pure – precisa il giornale – «dedicandolo alla Madonna». Una sorta di “libero adattamento”, insomma, prima di una S.Messa spesso interrotta dagli applausi, peraltro incoraggiati, ora per un elogio a don Aldo Grechi, l’anziano sacerdote che per primo recuperò la festa di Brancere, ora per quanti avessero aiutato a realizzarla, per gli amministratori e per tutti i presenti, come specifica la stampa locale.

Ai promotori di questi e di altri casi analoghi, quotidianamente segnalati da fedeli ancora capaci di scandalizzarsi, andrebbe ricordato come la Santa Messa non sia uno show, bensì il Sacrificio di Cristo. In tal senso ammonì l’allora card. Joseph Ratzinger nel suo libro Introduzione allo spirito della liturgia: «Là, dove irrompe l’applauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso». Il che, malauguratamente, accade ormai sovente, troppo (G.B.).