All'università un programma di formazione sull'aborto con la frutta: è più "divertente" - Corrispondenza romana
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All’università un programma di formazione sull’aborto con la frutta: è più “divertente”

L’ultima follia degli abortisti? Un programma di formazione sull’aborto con la frutta: è quanto accade nella University of California di San Francisco (UCSF) in cui gli studenti vengono addestrati a praticare aborti usando la frutta, come papaie ed angurie, per simulare la procedura.

Nel “Papaya Workshop” della UCSF, la papaia viene utilizzata come modello uterino e sul sito web si dice che questo progetto “utilizza un modello divertente e poco costoso per insegnare in modo innovativo le procedure intrauterine a studenti di facoltà sanitarie o medici….”.

Un documento di questo workshop afferma però che ci sono dei limiti all’uso di questo frutto per insegnare l’aborto in quanto “la papaia non è un modello perfettamente realistico di un utero. Il modello di frutto, pur condividendo molte caratteristiche dell’utero, non imita alcune caratteristiche anatomiche come il tono dell’osso cervicale o gli attacchi all’utero. Questo può limitare l’insegnamento dell’anatomia e della dilatazione cervicale, per esempio”.

Nonostante questo, la simulazione si sta diffondendo in vari luoghi tra cui New York, dove l’abortista Zoey Thill ha descritto ad un reporter di Vice perché la papaia è un ottimo simulatore:

“La parte stretta della papaia, dove si trova lo stelo, è come la cervice. La porzione più ampia della papaia è come la parte superiore dell’utero conosciuta come il fondo – ed è quella parte che vorremmo evitare di perforare con i nostri strumenti quando, in pochi minuti, avremmo praticato un aborto di aspirazione sulle nostre stesse papaie”.

Thill ha dimostrato la procedura di aborto, che il reporter ha descritto:

“Quando la papaia era completamente “dilatata”, mise al suo interno un tubo di plastica chiamato cannula e lo attaccò ad un aspiratore manuale sottovuoto, un dispositivo di plastica simile a una siringa, succhiando il contenuto interno della papaia: quella che, per i nostri scopi, era la gravidanza. Dall’inizio alla fine, la procedura non aveva richiesto più di tre minuti. Thill ammirava i semi nel tubo di plastica.”

Thill, dopo aver terminato la simulazione, disse al reporter:

E’ ancora più soddisfacente quando si tratta di un vero e proprio aborto”. Ha aggiunto: “Più riuscirò a ridurre al minimo il modo in cui riteniamo questa procedura ‘pericolosa’, più persone avranno esperienze migliori di aborto”.

Il programma di “educazione” dell’UCSF suggerisce anche di utilizzare dei meloni per simulare le successive tecniche di aborto D&E (dilatazione ed evacuzione). Il documento di simulazione mostra come l’addestramento degli abortisti comporti la disumanizzazione dei bambini non nati, affermando come “gli studenti estraggono un modello fetale da un melone scavato. Il calvario fetale è simulato con un uovo ricoperto di argilla e gli arti sono simulati con pasta secca e bastoncini di peperoni (per riflettere le varie fasi della calcificazione ossea). Funghi vengono utilizzati per simulare la placenta. La valutazione consiste nell’estrazione fetale completa”.

L’utilizzo di queste tecniche serve oltre che, come già detto, per disumanizzare completamente il bambino nel grembo materno, anche per rendere la procedura di aborto più semplice: i futuri medici si “autoconvincono” che non stanno uccidendo un essere umano e cercano così di far tacere la propria coscienza. Ma in cuor loro sanno la verità. (Chiara Chiessi)