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A Valencia iperfemminista relatrice in Università Cattolica

La Seconda Lettera di San Pietro è molto chiara: «Ci saranno in mezzo a voi falsi maestri, che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina. Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di improperi» (IIPt 2, 1-2).

Eppure, benché il testo sacro ponga inequivocabilmente in guardia, ciò non basta, per porre al riparo da errori. Il prossimo 27 settembre sarà ospite e relatrice, presso l’Università Cattolica di Valencia, Mónica Oltra, vicepresidentessa ed assessore per l’Eguaglianza e le Politiche Inclusive della Comunità autonoma valenzana.

È tra le più spinte fautrici dell’ideologia gender e tra le più feroci iperfemministe. E proprio di femminismo e dei “contributi” da questo apportati a livello sociale parlerà presso l’Ateneo cattolico. Alla presenza del cardinale e arcivescovo di Valencia, Antonio Cañizares, Gran Cancelliere della medesima università, chiamato a presiedere l’incontro, nonché del Magnifico Rettore, José Manuel Pagán, e del direttore di Dipartimento e decano della Facoltà di Filosofia, Antropologia e Scienze Sociali, Ginés Marco.

Sua Eminenza aveva peraltro, in passato, criticato le politiche promosse dal dicastero guidato da Mónica Oltra. Lo ha fatto, ad esempio, nel caso del testo integrale della legge, che formula il “diritto” all’«identità di genere» ed alla sua libera espressione, almeno nel territorio della Comunità valenzana: un testo ritenuto dal cardinale tale da imporre con la forza tale ideologia, «indottrinando anche i bambini», il che è un male, poiché finisce per colonizzare le coscienze. L’auspicio è che tale conferenza sia per lui l’occasione attraverso cui ribadire queste verità, che non sono tali solo per chi creda, ma per tutti.

Non sarebbe male, tuttavia, se chi organizza, promuove gli incontri e soprattutto chi sceglie i relatori, in Università Cattolica, si rileggesse la Seconda Lettera di San Pietro e decidesse in cuor suo di seguire l’esempio del giusto Lot, il quale, «per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie» (IIPt 2, 8); non invitava certo «coloro che vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore» (IIPt 2, 10).

Ciò in cui è sempre possibile confidare, è comunque l’esito codificato dal testo sacro per tali situazioni: «Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio» (IIPt 2, 9).