A chi da fastidio l'immagine di un bimbo nel grembo materno che si succhia il pollice? - CR - Agenzia di informazione settimanale
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A chi da fastidio l’immagine di un bimbo nel grembo materno che si succhia il pollice?

(Alfredo de Matteo) Alla fine è stato rimosso il maxi manifesto anti abortista di 7 metri per 11 ideato dall’associazione Provita e affisso appena tre giorni fa sulla facciata di un palazzo di via Gregorio VII a Roma. Fin da subito, il manifesto che ritrae un bambino nel grembo materno di 11 settimane che si succhia il pollice e ricorda a tutti noi un fatto ovvio, ossia che siamo qui in questa vita perché la nostra mamma non ci ha abortiti, ha suscitato molte polemiche e vibranti proteste da parte delle femministe e di alcuni volti noti della politica, tra cui Monica Cirinnà, l’estensore della legge sulle unioni (in) civili.

La rimozione del manifesto, fa sapere l’associazione Provita, è stata eseguita dalla società che gestisce gli spazi delle affissioni a seguito dell’intimazione a procedere ricevuta dal Comune di Roma, perché in contrasto con le prescrizioni previste dal regolamento in materia di pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente posizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali.

Ora, viene da chiedersi quali siano quei diritti e quelle libertà individuali minacciati dall’immagine di un bimbo che si succhia il pollice, visto che nel maxi cartellone non c’è, tra l’altro, alcun riferimento esplicito alla criminale legge 194/1978 che da quarant’anni regolamenta l’aborto volontario nel nostro Paese. Eppure, è stata sufficiente la semplice rappresentazione di un bambino non ancora nato che reclama i suoi diritti negati e la sua libertà violata a scatenare l’odio ideologico e furibondo dei sostenitori della cultura di morte, i quali evidentemente non vogliono che la verità emerga dalla coltre di menzogne su cui si fonda l’ideologia antiumana dominante.

Ma è noto come l’odio sia spesso un cattivo consigliere, per cui il clamore mediatico suscitato dalle rabbiose proteste per l’affissione del manifesto pro vita non ha prodotto altro risultato che renderlo visibile anche a chi probabilmente non lo avrebbe mai visto e ha reso ancor più evidente l’odio dei nostri avversari nei confronti non solamente della verità ma anche della libertà. In effetti, l’atto stupido e liberticida di rimuovere quell’immagine del bambino nel ventre materno, smuoverà molte più coscienze di quanto avrebbe potuto fare il manifesto lasciato al suo posto.

Nella società dei diritti per tutti non c’è maggiore libertà, come sostengono ad ogni piè sospinto i fautori della cultura della morte, bensì censura, dittatura del pensiero unico, sopraffazione. Se la legge naturale viene ignorata o addirittura negata dalle norme giuridiche e dalla cultura, ad essa subentra un’altra legge, ben più radicale ed esigente, che sancisce la supremazia del più forte sul più debole, della menzogna sulla verità. Possiamo star certi che il grave sopruso commesso dai nemici di Dio e della vita darà linfa nuova alla battaglia per la vita, moltiplicherà gli sforzi del popolo della vita affinché l’aborto volontario possa essere un giorno sconfitto.

Il prossimo 19 maggio si svolgerà l’ottava edizione della Marcia per la Vita, l’evento pro life più atteso dell’anno che celebrerà il funesto anniversario dei quarant’anni di vita (o meglio, di morte …) della 194, una legge che nega alla radice il diritto alla vita e come tale deve essere cancellata dal nostro ordinamento giuridico. L’aborto è violenza e uccidere un bambino non ancora nato non può mai essere un diritto né tantomeno una conquista di civiltà. Il bambino che si succhia il pollice stava lì a ricordarcelo ed è per questo che dava fastidio.