Non solo padre Martin, da Dublino indicazioni per una nuova “pastorale LGBT”

(di Lupo Glori) Accanto al controverso e contestato intervento del gesuita americano, su posizioni notoriamente pro gay, padre James Martin, il World Meeting of Families che si è appena concluso a Dublino, è stato caratterizzato anche da un altro incontro “minore” sulla cosiddetta “pastorale LGBT”, che pretende di conciliare cattolicesimo ed omosessualità (attiva), di cui ha fornito un dettagliato resoconto un articolo a firma di Francis De Bernardo pubblicato su www.newwaysministry.org, il sito della nota associazione LGBT fondata nel 1976 da padre Robert Nugent e suor Jeannine Gramick.

L’incontro, seppure di second’ordine rispetto alla dibattutissima relazione del consultore della Segreteria vaticana per la Comunicazione, nonché autore di Building a bridge (edito in Italia col titolo Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt e con prefazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi), James Martin, è degno di nota in quanto evidenzia l’esistenza di un preciso piano strategico di accettazione e promozione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica, portato avanti dalla potente lobby gay ramificata al suo interno, così come la volontà di diffondere e replicare tale modello di azione, proponendolo come “caso scuola” ad un evento del calibro del World Meeting of Families.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 23 agosto l’organizzazione gay, denominata LGBT + Catholics Westminster, attiva a Londra, nel quartiere di Mayfair, presso la parrocchia dell’Immacolata Concezione in Farm Street, meglio conosciuta come Chiesa di Farm Street, ha dunque avuto il suo spazio all’interno del Congresso per tenere un incontro dal titolo Iniziative pastorali per i cattolici Lgbt, in cui ha raccontato le “inclusive” attività svolte all’interno della loro comunità parrocchiale nei confronti dei fedeli gay, lesbiche, transgender, eccetera, illustrando alla platea i passi concreti che hanno reso possibile sviluppare, nel tempo, tale innovativo ed accogliente “ministero”.

I relatori, il gesuita Fr. Dominic Robinson parroco di Farm Street fino al 2012 e attualmente superiore della locale comunità della Compagnia di Gesù e i parrocchiani Nick O’Shea e Sherwyn Sicat (in collegamento video), hanno così spiegato dal palco come le origini dell’attuale, a loro dire, “florido” ministero LGBT (O’Shea ha ammonito i partecipanti con tali parole: «Se non stiamo attenti, le chiese potrebbero svuotarsi e quello che abbiamo qui è una fiorente comunità di persone») risalgano al 2009 quando, con il nome di “Messe di Soho”, il Soho Masses Pastoral Council diede vita ad una speciale “messa” per le persone LGBT presso la parrocchia dell’Assunta e di san Gregorio a Warwick Street.

Successivamente, in seguito al progressivo allargarsi della comunità omosex, nel marzo 2013, il Consiglio per le Messe di Soho ricevette l’invito dell’arcivescovo Vincent Nichols (creato cardinale da papa Francesco nel 2014), a trasferirsi presso l’odierna più grande parrocchia gesuita dell’Immacolata Concezione a Farm Street.

Il gesuita Fr. Dominic Robinson ha quindi illustrato ai presenti «l’intero processo di quanto chiamiamo ‘Aprire le nostre porte’», spiegando come ogni seconda e quarta domenica del mese, i “cattolici” LGBT abbiano la possibilità di assistere assieme agli altri parrocchiani alla messa delle 17:30. «Il gruppo – ha inoltre specificato Robinson come riportato dal sito gaynews.iti cui rapporti ufficiali col card. Nichols sono tenuti per il tramite di mons. Keith Barltrop (parroco di Santa Maria degli Angeli a Bayswater), ha un proprio consiglio pastorale per la valutazione delle istanze della collettività cattolica Lgbt e la programmazione dei vari incontri. Al suo interno ci sono due sottogruppi: quello dei ‘Giovani Adulti’ (Yag), che, composto di cattolici Lgbti tra i 20 e i 40 anni, si riunisce per attività sociali e spirituali; quello ‘Trans’, che collabora, fra l’altro, con organizzazioni ecumeniche come ‘The Sybils’».

Il direttore di New Ways Ministry, De Bernardo, conclude infine il suo resoconto sottolineando soddisfatto il significato straordinario della presentazione tenuta al WMF da O’Shea e Sicat, rimarcando come i due parrocchiani londinesi di Farm Street siano le prime persone dichiaratamente LGBT a rappresentare, e “sdoganare” aggiungiamo noi, in un così importante e considerevole contesto una pastorale cattolica che non professa l’obbligatorietà della castità.

Un passo in avanti enorme, aggiunge De Bernardo rispetto al precedente WMF di Philadelphia del 2015, dove a parlare di Chiesa ed omosessualità era stato un uomo apertamente gay, esponente di Courage, un associazione che, al contrario, concentra il proprio apostolato sulla promozione della castità, l’accompagnamento spirituale e considera l’attrazione per lo stesso sesso come un disordine morale da combattere e correggere.

Una considerazione difficile da contestare che sintetizza ed esprime emblematicamente i felpati quanto drammatici balzi in avanti effettuati in poco tempo dall’omoeresia all’interno della Chiesa cattolica. (Lupo Glori)

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