“Non c’è posto per un papa emerito”

papa emerito(di Francesco Colafemmina su Fides et Forma) “Professore, io e lei abbiamo un’ unica scelta: lei mi deve curare e io devo guarire, perche’ non c’ e’ posto per un Papa emerito“. Così parlò il Beato Giovanni Paolo II al chirurgo Giovanni Fineschi nel 1994. Oggi le parole di Papa Wojtyla vengono smentite non semplicemente dall’abdicazione di Benedetto XVI, ma dalla sorprendente pianificazione del post-abdicazione. Stando infatti a quanto affermato da Padre Federico Lombardi il Papa abdicante assumerà per sua espressa scelta il titolo-carica di “Papa emerito”, abbassando così di fatto il Papato al rango di un episcopato fra i tanti. Ma non basta!

Egli continuerà ad esser chiamato Benedetto XVI e ci si rivolgerà a lui usando l’appellativo di “Sua Santità”, vestirà di bianco – ma senza la mantellina – e cambierà il colore delle scarpe (da rosse a marroni). Non so se si tratti di un film di fantascienza, di un romanzo semiserio o non piuttosto di una strana allucinazione. Certo, mi colpisce l’assoluto silenzio di commentatori, vaticanisti, canonisti, uomini di Chiesa e affini (sempre pronti peraltro a criticare o a riprendere Papa Benedetto per ogni suo gesto in linea con la tradizione) dinanzi a questo eclatante “unicum” nella storia della Chiesa.

Non solo dal 28 alle 20.00 avremo due “Papi”, ma abbiamo a partire da oggi l’introduzione della carica/titolo onorifico di “Papa emerito”. Che ciò lasci indifferenti i più è forse un ulteriore segno dell’appiattimento noetico dei cattolici? Un tempo non solo avremmo avuto una maggiore resistenza da parte del Collegio Cardinalizio e dei Vescovi di tutto il mondo all’abdicazione di un Papa per la “diminuzione del vigore fisico e dell’animo”, ma anche un fiorire di pareri teologici critici rispetto all’ipotesi dell’introduzione del titolo di “Papa emerito”. E invece temo che la stessa incapacità di governo della Curia romana, lo stesso pressappochismo e la medesima faciloneria che hanno contraddistinto gli ultimi anni del Papato attuale, ne stiano segnando indelebilmente la fine. Il tutto a scapito dell’alto insegnamento di Ratzinger, insegnamento al quale – per inciso – si sono interessati negli anni solo i famigerati quattro gatti, fra cui il sottoscritto, nella pressoché totale indifferenza del Clero. Perciò – piccola noticina finale – per favore, evitate di farmi la morale perché “critico il Papa”.

A me il Papa sta a cuore perché è anzitutto il Papa e poi perché è Benedetto XVI e personalmente l’avrei voluto sempre lì, forte e coraggioso, diciamo pure col coraggio di prendere a calci qualche Cardinale cialtrone (non ora, ma già da qualche anno). Quando però il Papa abdica e si verificano strane prospettive per il futuro della Chiesa, ambiguità e confusioni inedite, non credo serva a molto ribadire tutti in coro “tutto va bene, madama la marchesa”. Specie se degli scienziati vaticani pensano di poter distinguere il Papa emerito da quello regnante grazie all’assenza di una mantellina bianca, o in base al colore delle scarpe. Storie che non meriterebbero commenti se non fossero tuttavia drammaticamente e banalmente… assurde.

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