Nigeria, ancora un'”azione diabolica” di Boko Haram: governo sotto accusa

NigeriaLe stime diffuse non rendono le dimensioni della strage perpetrata ancora una volta dall’organizzazione islamica Boko Haram in Nigeria: oltre 55 i morti accertati dell’ultimo attacco, ma il bilancio è comunque parziale, potrebbe raggiungere il centinaio di vittime.

Nel mirino dei terroristi, sono di nuovo finite le chiese, decine quelle colpite da bombe e ad armi spianate. E’ avvenuto nello Stato nord-orientale di Borno. Nel mirino Kwada, Ngurojina, Karagau e Kautikari, tutti villaggi a cinque chilometri da Chibook, il luogo dove lo scorso 14 aprile sono state rapite 276 ragazze, di cui 219 ancora nelle mani dei fondamentalisti. Tra i morti, donne e bambini. Cinque le chiese completamente distrutte, stima anche questa provvisoria.

Ancora una volta, per compiere i massacri i vili assassini hanno scelto la domenica, durante la S.Messa: un modo per esser certi di fare stragi ed, al contempo, per dissuadere i fedeli dal recarsi alle celebrazioni. Sono giunti a bordo di motociclette, hanno aperto il fuoco ed inseguito i fuggitivi per finirli.

Dal canto suo, lo Stato nigeriano si mostra totalmente incapace di rispondere a tali minacce. Anzi, la popolazione accusa l’esercito d’esser rimasto totalmente passivo di fronte agli attacchi, benché siano durati oltre quattro ore. Il portavoce del governo federale, Mike Omeri, ha replicato alle accuse, sostenendo che, secondo fonti attendibili, le forze armate, di terra e d’aria, sarebbero «state presenti. Può darsi che siano arrivate un po’ tardi, ma alla fine sono arrivate». Alla fine, appunto… Anzi, Omeri ha lamentato anche di non aver ricevuto, dell’eccidio, alcun bilancio ufficiale dalle autorità locali. Circostanza smentita con forza dal capo di Chibok, per il quale l’esercito non avrebbe neppure provato a portarsi sui luoghi dell’attacco: «Questa, che vanno ripetendo, è una pura menzogna», ha accusato con forza. Secondo testimoni, i soldati se ne sarebbero rimasti nascosti nella boscaglia, mentre i terroristi dilaniavano i cristiani con bombe e proiettili.

L’arcivescovo di Jos, Ignatius Kaigama, ha definito l’accaduto un’azione «diabolica contro l’umanità». I Vescovi hanno indetto un raduno di preghiera ad Abuja per novembre ed hanno chiesto ad ogni famiglia cattolica di pregare ogni sabato sera il Rosario, chiedendo aiuto alla Madonna. Nelle chiese ogni domenica si terrà l’Adorazione eucaristica. La preghiera è divenuta l’unica arma contro l’insurrezione islamista, che ha il proprio epicentro proprio nello Stato del Borneo. Insurrezione, che con inaudita ferocia ha già provocato diverse migliaia di morti in cinque anni, almeno 2.500 dall’inizio dell’anno ad oggi. L’anno scorso è stato proclamato lo stato d’emergenza, ma da allora gli attacchi terroristici si sono soltanto intensificati. Il quadro delle operazioni militari a lungo termine contro gli islamisti si è rivelato assolutamente inefficace, sempre più si dubita che le forze armate ed il potere politico nazionale possano sconfiggere l’insurrezione. Possano o vogliano? Ed ancora: come può il resto del mondo fingere ancora di non vedere? girarsi dall’altra parte? metter a tacere la propria coscienza?

Donazione Corrispondenza romana