NEPAL: una bomba contro una cattedrale cattolica. Attentato di estremisti induisti

Dolore e sgomento sono i sentimenti che ha provocato sabato 23 maggio l’esplosione di una bomba durante la Messa nella Cattedrale dell’Assunzione a Dhobighat, alla periferia di Kathmandu (Nepal).

In quel momento nella chiesa c’erano circa 300 persone. Un adolescente e una donna sono morti e i fedeli feriti sono più di una dozzina.

Si ritiene che l’attentato sia opera degli estremisti che chiedono la fine della libertà religiosa in Nepal, spiega la Caritas in un comunicato inviato a “Zenit”. Sulla scena del crimine sono stati infatti trovati degli opuscoli di un piccolo gruppo militante induista chiamato National Defence Army (Esercito di Difesa Nazionale), che ha rivendicato anche l’assassinio del sacerdote salesiano p. John Prakash, avvenuto nel luglio scorso nella zona orientale del Nepal. Il gruppo lotta per la restaurazione della monarchia induista, abolita nel 2008.

Il direttore di Caritas Nepal, p. Silas Bogati, stava celebrando la Messa al momento dell’attentato. «Non avremmo mai immaginato che qualcuno potesse perpetrare un atto così codardo e uccidere e ferire tante persone. In Nepal c’è una buona armonia religiosa, ma qualche gruppo estremista sta cercando di disturbare questa realtà».

L’attacco è stato condannato dal Governo entrante e da molti partiti politici, così come da attivisti per i diritti umani, chiese e gruppi religiosi. La Chiesa ha organizzato preghiere congiunte domenica 24 maggio per cristiani, induisti, buddisti e musulmani. «Preghiamo per esprimere la nostra solidarietà e la nostra tolleranza religiosa», ha detto p. Bogati. «L’attacco ha provocato paura tra i cristiani. Alcuni gruppi armati stanno cercando di disturbare l’armonia religiosa in Nepal, ma non ci riusciranno mai».

P. Pius Perumana, pro-vicario apostolico del Nepal, ha confessato all’agenzia “Fides” che la piccola comunità cattolica «è triste, amareggiata e scioccata. Siamo una comunità non violenta, pacifica, che ama il suo Paese». «Quello che ci sorprende è che l’attentato sia stato realizzato senza alcun motivo, senza alcuna provocazione, senza alcun avvertimento. Crediamo che dietro questo gesto vi sia il tentativo di creare tensione fra le diverse comunità etniche e religiose del Nepal e aggiungere caos alla già difficile situazione sociale e politica in cui versa il Paese», ha aggiunto.

«La bomba aveva un forte potenziale di deflagrazione: le persone sono state sbalzate dal loro posto, i vetri della chiesa, distanti 15 metri dall’ordigno, sono andati in frantumi, gli arredi distrutti». «Il boato dell’esplosione è stato udito fino a molto lontano – ha proseguito –. La gente era sotto shock, ha iniziato a fuggire, nella totale confusione. Nessuno comprendeva cosa stesse accadendo».

La polizia è giunta subito sul luogo e ha formato un cordone per consentire i soccorsi e appurare che non vi fossero altri ordigni.

La gente è stata subito evacuata dalla chiesa e i feriti condotti agli ospedali di Pata e Alka. L’interno della Cattedrale si presentava pieno di macchie di sangue, di bruciature, di segni di devastazione. Secondo alcuni testimoni oculari, la bomba potrebbe essere stata collocata da una donna vestita con un sari nero.

Aveva due borse che ha lasciato nel tempio chiedendo a uno dei fedeli di «custodirle per un minuto», e poi è uscita. Il Nepal ha circa 27 milioni di abitanti, per oltre l’80% induisti.

I cattolici sono 7.000, e ci sono circa 300 nuovi battezzati ogni anno. La comunità religiosa del Nepal è formata da 65 sacerdoti e 55 suore e gestisce 27 scuole in tutto il Paese, frequentate da più di 17.000 studenti.

Il forte impegno anche nel servizio sociale fa sì che la Chiesa cattolica sia molto apprezzata dalla popolazione nepalese (www.zenit.org, 25 maggio 2009).

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