Nelle “Opera omnia” di Ratzinger teologo, l’ouverture è tutta per la liturgia

E Benedetto XVI spiega perché, nella prefazione al volume che ha voluto far uscire per primo. Ricorda che cominciò così anche il Concilio Vaticano II. Dando il primo posto a Dio. E a proposito dell’orientamento della preghiera scrive…

di Sandro Magister

ROMA, 29 ottobre 2008 – Quando la scorsa settimana è stato presentato in Vaticano il primo volume delle “Opera omnia” di Joseph Ratzinger, una domanda è sorta naturale: perché il primo volume stampato, dei sedici previsti, ha per tema la liturgia?

Per rispondere a questa domanda basta leggere la prefazione che Benedetto XVI ha firmato in apertura del volume. Lì il papa scrive che la scelta del tema con cui cominciare è tutta sua. E spiega perché. Con passaggi di grande interesse, a tratti sorprendenti.

Curiosamente, però, in occasione della presentazione del volume, né la sala stampa vaticana, né l’editrice Herder che cura la pubblicazione dell’opera in tedesco hanno dato rilievo alla prefazione scritta dal papa, né tanto meno ne hanno distribuito il testo.

La lingua tedesca, un po’ ostica per la gran parte dei vaticanisti di tutto il mondo, ha contribuito alla scarsa eco avuta dall’opera. Il primo a cogliere l’importanza della prefazione papale e a riferirne in un ampio servizio sul quotidiano della conferenza episcopale italiana, “Avvenire”, è stato Gianni Cardinale, il 24 ottobre.

Più sotto la prefazione papale è riprodotta integralmente. Ma per meglio capirla è utile prima osservare il piano completo dei volumi che raccoglieranno gli scritti di Joseph Ratzinger teologo, editi e inediti.

I testi sono ordinati non per data di pubblicazione, ma per grandi temi. La scansione è stata decisa dal papa in persona, e così l’articolazione interna di ogni volume.

I tomi I e II raccoglieranno le tesi di laurea e di dottorato di Ratzinger, più altri scritti riguardanti Agostino e Bonaventura, i due dottori della Chiesa oggetto delle tesi.

Il tomo III aprirà con la conferenza inaugurale di Ratzinger professore: “Il Dio della fede e il Dio dei filosofi”, tenuta a Bonn nel 1959, seguita dagli scritti riguardanti il binomio fede-ragione e i fondamenti storico-ideali dell’Europa.

Il tomo IV esordirà con la celebre “Introduzione al Cristianesimo” del 1968. Seguiranno altri testi riguardanti la professione di fede, il battesimo, la conversione, la sequela di Cristo e il compimento dell’esistenza cristiana.

Il tomo V riunirà gli scritti sulla creazione, l’antropologia, la dottrina della grazia, la mariologia.

Il tomo VI, cristologico, si aprirà con “Gesù di Nazareth”, la sola opera di questa raccolta scritta e pubblicata dopo l’elezione a papa dell’autore.

Il tomo VII raccoglierà gli scritti relativi al Concilio Vaticano II, compresi gli appunti e i commenti dell’epoca.

Il tomo VIII riguarderà l’ecclesiologia e l’ecumenismo.

Il tomo IX raccoglierà i saggi di gnoseologia teologica e di ermeneutica, in particolare sull’intelligenza delle Scritture, la Rivelazione, la Tradizione.

Il tomo X si aprirà con “Escatologia”, del 1977, seguito da altri scritti su speranza, morte, risurrezione, vita eterna.

Il tomo XI è quello che è stato pubblicato per primo, nei giorni scorsi. Col titolo “Teologia della liturgia”.

Il tomo XII, dedicato alla dottrina dei sacramenti e al ministero, avrà come titolo “Annunciatori della parola e servitori della vostra gioia”.

Il tomo XIII raccoglierà le numerose interviste di Joseph Ratzinger, comprese quelle pubblicate in forma di libro con Vittorio Messori nel 1984 e con Peter Seewald nel 1996 e nel 2000.

Il tomo XIV raccoglierà le omelie prima dell’elezione a papa, molte delle quali poco note e inedite.

Il tomo XV aprirà con il libro “La mia vita” uscito nel 1997, seguito da altri testi di carattere autobiografico e personale.

Il tomo XVI chiuderà la serie con una bibliografia completa delle opere di Joseph Ratzinger in lingua tedesca, più un indice sistematico di tutti i precedenti volumi. Anche i singoli tomi sono corredati a loro volta da indici dettagliati.

Le “Opera omnia” di Ratzinger sono pubblicate in tedesco dall’editore Herder di Friburgo. La versione italiana è curata dalla Libreria Editrice Vaticana. Il tomo XI, appena uscito in tedesco, uscirà in lingua italiana nel marzo del 2009, stampata in 3000 copie. Sovrintende alla pubblicazione italiana una commissione presieduta dall’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della congregazione delle cause dei santi, e comprendente Elio Guerriero, direttore dell’edizione italiana della rivista teologica “Communio”, e padre Edmund Caruana. I traduttori sono Eulalia Biffi e Edmondo Coccia. Per la pubblicazione in altre lingue sono in corsa vari editori.

Ecco dunque, qui di seguito, la prefazione scritta dal papa al volume che ha voluto fosse pubblicato per primo, quello dedicato alla liturgia:

Prefazione al volume iniziale dei miei scritti

di Joseph Ratzinger

Il Concilio Vaticano II iniziò i suoi lavori con la discussione dello schema sulla sacra liturgia, che poi venne solennemente votato il 4 dicembre 1963 come primo frutto della grande assise della Chiesa, con il rango di una costituzione. Che il tema della liturgia si trovasse all’inizio dei lavori del Concilio e che la costituzione sulla liturgia divenisse il suo primo risultato venne considerato a prima vista piuttosto un caso. Papa Giovanni aveva convocato l’assemblea dei vescovi con una decisione da tutti condivisa con gioia, per ribadire la presenza del cristianesimo in una epoca di profondi cambiamenti, ma senza proporre un determinato programma. Dalla commissione preparatoria era stata messa insieme un’ampia serie di progetti. Ma mancava una bussola per poter trovare la strada in questa abbondanza di proposte. Fra tutti i progetti il testo sulla sacra liturgia sembrò quello meno controverso. Così esso apparve subito adatto: come una specie di esercizio, per così dire, con il quale i Padri potessero apprendere i metodi del lavoro conciliare.

Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un caso, si rivela, guardando alla gerarchia dei temi e dei compiti della Chiesa, come la cosa anche intrinsecamente più giusta. Cominciando con il tema “liturgia”, si mise inequivocabilmente in luce il primato di Dio, la priorità del tema “Dio”. Dio innanzitutto, così ci dice l’inizio della costituzione sulla liturgia. Quando lo sguardo su Dio non è determinante ogni altra cosa perde il suo orientamento. Le parole della regola benedettina “Ergo nihil Operi Dei praeponatur” (43, 3: “Quindi non si anteponga nulla all’Opera di Dio”) valgono in modo specifico per il monachesimo, ma hanno valore, come ordine delle priorità, anche per la vita della Chiesa e di ciascuno nella sua rispettiva maniera. È forse utile qui ricordare che nel termine “ortodossia” la seconda metà della parola, “doxa”, non significa “opinione”, ma “splendore”, “glorificazione”: non si tratta di una corretta “opinione” su Dio, ma di un modo giusto di glorificarlo, di dargli una risposta. Poiché questa è la domanda fondamentale dell’uomo che comincia a capire se stesso nel modo giusto: come debbo io incontrare Dio? Così, l’apprendere il modo giusto dell’adorazione – dell’ortodossia – è ciò che ci viene donato soprattutto dalla fede.

Quando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi è stato subito chiaro che vi dovesse valere l’ordine delle priorità del Concilio, e che quindi il primo volume ad uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della Chiesa è stata per me, fin dalla mia infanzia, l’attività centrale della mia vita, ed è diventata, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Söhngen, Pascher e Guardini, anche il centro del mio lavoro teologico. Come materia specifica ho scelto la teologia fondamentale, perché volevo innanzitutto andare fino in fondo alla domanda: perché crediamo? Ma in questa domanda era inclusa fin dall’inizio l’altra sulla giusta risposta da dare a Dio, e quindi anche la domanda sul servizio divino. Proprio da qui debbono essere intesi i miei lavori sulla liturgia. Non mi interessavano i problemi specifici della scienza liturgica, ma sempre l’ancoraggio della liturgia nell’atto fondamentale della nostra fede e quindi anche il suo posto nella nostra intera esistenza umana.

Questo volume raccoglie ora tutti i miei lavori di piccola e media dimensione con i quali nel corso degli anni, in occasioni e da prospettive diverse, ho preso posizione su questioni liturgiche. Dopo tutti i contributi nati in questo modo, sono stato spinto infine a presentare una visione d’insieme che è apparsa nell’anno giubilare 2000 sotto il titolo “Lo spirito della liturgia. Un’introduzione” e che costituisce il testo centrale di questo libro.

Purtroppo, quasi tutte le recensioni si sono gettate su un unico capitolo: “L’altare e l’orientamento della preghiera nella liturgia”. I lettori delle recensioni hanno dovuto dedurne che l’intera opera abbia trattato solo dell’orientamento della celebrazione e che il suo contenuto si riduca a quello di voler reintrodurre la celebrazione della messa “con le spalle rivolte al popolo”. In considerazione di questo travisamento ho pensato per un momento di sopprimere questo capitolo (di appena nove pagine su duecento) per poter ricondurre la discussione sul vero argomento che mi interessava e continua ad interessarmi nel libro. Questo sarebbe stato tanto più facilmente possibile per il fatto che nel frattempo sono apparsi due eccellenti lavori nei quali la questione dell’orientamento della preghiera nella Chiesa del primo millennio è stata chiarita in modo persuasivo. Penso innanzitutto all’importante piccolo libro di Uwe Michael Lang, “Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica” (traduzione italiana: Cantagalli, Siena, 2006), ed in modo del tutto particolare al grosso contributo di Stefan Heid, “Atteggiamento ed orientamento della preghiera nella prima epoca cristiana” (in “Rivista d’Archeologia Cristiana” 72, 2006), in cui fonti e bibliografia su tale questione risultano ampiamente illustrate e aggiornate.

Il risultato è del tutto chiaro: l’idea che sacerdote e popolo nella preghiera dovrebbero guardarsi reciprocamente è nata solo nella cristianità moderna ed è completamente estranea in quella antica. Sacerdote e popolo certamente non pregano uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore. Quindi guardano nella preghiera nella stessa direzione: o verso Oriente come simbolo cosmico per il Signore che viene, o, dove questo non fosse possibile, verso una immagine di Cristo nell’abside, verso una croce, o semplicemente verso il cielo, come il Signore ha fatto nella preghiera sacerdotale la sera prima della sua Passione (Giovanni 17, 1). Intanto si sta facendo strada sempre di più, fortunatamente, la proposta da me fatta alla fine del capitolo in questione nella mia opera: non procedere a nuove trasformazioni, ma porre semplicemente la croce al centro dell’altare, verso la quale possano guardare insieme sacerdote e fedeli, per lasciarsi guidare in tal modo verso il Signore, che tutti insieme preghiamo.

Ma con questo ho forse detto troppo di nuovo su questo punto, che rappresenta appena un dettaglio del mio libro, e che potrei anche tralasciare. L’intenzione fondamentale dell’opera era quella di collocare la liturgia al di sopra delle questioni spesso grette circa questa o quella forma, nella sua importante relazione che ho cercato di descrivere in tre ambiti che sono presenti in tutti i singoli temi. C’è innanzitutto l’intimo rapporto tra Antico e Nuovo Testamento; senza la relazione con l’eredità veterotestamentaria la liturgia cristiana è assolutamente incomprensibile. Il secondo ambito è il rapporto con le religioni del mondo. E si aggiunge infine il terzo ambito: il carattere cosmico della liturgia, che rappresenta qualcosa di più della semplice riunione di una cerchia più o meno grande di esseri umani; la liturgia viene celebrata dentro l’ampiezza del cosmo, abbraccia creazione e storia allo stesso tempo. Questo è ciò che si intendeva nell’orientamento della preghiera: che il Redentore che noi preghiamo è anche il Creatore, e così nella liturgia rimane sempre l’amore anche per la creazione e la responsabilità nei suoi confronti. Sarei lieto se questa nuova edizione dei miei scritti liturgici potesse contribuire a far vedere le grandi prospettive della nostra liturgia e a far relegare nel loro giusto posto certe grette controversie su forme esteriori.

Infine, e soprattutto, sento il dovere di ringraziare. Il mio ringraziamento è dovuto innanzitutto al vescovo Gerhard Ludwig Muller, che ha preso nelle sue mani il progetto delle “Opera omnia” e ha creato le condizioni sia personali che istituzionali per la sua realizzazione. In modo del tutto particolare correi ringraziare il Prof. Dr. Rudolf Voderholzer, che ha investito tempo ed energie in misura straordinaria nella raccolta e nell’individuazione dei miei scritti. Ringrazio anche il Signor Dr. Christian Schaler, che lo assiste in maniera dinamica. Infine, il mio sincero ringraziamento va alla casa editrice Herder, che con grande amore e accuratezza si è assunta l’onere di questo difficile e faticoso lavoro. Possa tutto ciò contribuire a che la liturgia venga compresa in modo sempre più profondo e celebrata degnamente. “La gioia del Signore è la nostra forza” (Neemia 8,10).

Roma, festa dei santi Pietro e Paolo, 29 giugno 2008

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L’editore delle “Opera omnia” di Joseph Ratzinger nella lingua originale tedesca:

> Verlag Herder

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In www.chiesa, la presentazione fatta dal segretario della congregazione per il culto divino, l’arcivescovo Malcolm Ranjit, del libro di Uwe Michael Lang, “Rivolti al Signore. L’orientamento nella preghiera liturgica”, citato da Benedetto XVI nel testo sopra riportato:

> La nuova curia di Benedetto XVI guarda all’Asia (26.5.2006)

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