Nagorno Karabakh, un nuovo fronte dell’espansionismo neo-ottomano del XXI secolo

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(Varoujan Aharonian) E’ dallo scorso 27 Settembre che sono ripresi i combattimenti nel Nagorno Karabakh, Artsakh per gli armeni, un piccolo lembo di terra storicamente popolato da armeni e grande quanto il Piemonte che all’inizio degli anni ’20 del XX secolo Stalin attribuì all’Azerbaigian in maniera arbitraria, non considerando che la maggioranza della popolazione fosse armena. Durante lo sgretolamento dell’ex URSS, le autorità locali, in ottemperanza alla Costituzione sovietica, dichiararono l’indipendenza dall’Azerbaigian a seguito di libero e democratico referendum anche se mai accettato da Baku.

E’ l’inizio della guerra fra armeni e azeri. Dal 1994 resiste un fragilissimo cessate il fuoco che viene spesso interrotto per non dimenticare che si tratta di un territorio conteso. L’ultimo mese però, il Nagorno Karabakh è divenuto il terreno di scontro tra Armenia, da una parte, e Azerbaigian e Turchia dall’altra, un fatto inusuale se pensiamo che il tavolo dei negoziati è composto dal cosiddetto Gruppo di Minsk ossia Francia, Russia e Stati Uniti d’America. La novità dell’attuale situazione ? la Turchia, membro della Nato, che partecipa alla guerra del Caucaso senza alcun motivo, o meglio,  il motivo lo crea visto che tra azeri e turchi vige il principio un popolo due stati e viste soprattutto le mire espansionistiche di Erdogan dalla Libia fino al Caucaso passando per Grecia e Cipro. L’escalation militare determinata dagli interessi geopolitici ha determinato una situazione senza precedenti con il coinvolgimento indiretto anche di paesi terzi. La partecipazione della Turchia è assai problematica: il governo di Ankara, così come in altre parti del Mediterraneo sta divenendo un fattore di instabilità costante: l’invio di mercenari provenienti dalla Siria, dimostrato inconfutabilmente da numerosi video e fonti d’informazione, sempre negato dalla stessa Turchia e dal’Azerbaigian, evidenziano il pericolo che si sta determinando nel Caucaso e che potrebbe in futuro ripetersi anche in Europa. Il progetto politico della grande Turchia che si estende dal Mar Mediterraneo fino al cuore dell’Asia è in atto senza alcuna attenzione profonda da parte degli Stati Uniti e soprattutto dell’Europa: quest’ultima, purtroppo, nuovamente incapace di far sentire la propria voce in modo autorevole, senza un’anima, senza quella sua radice cristiana che dovrebbe essere in prima fila al fianco della prima nazione cristiana al mondo. Forse l’approvvigionamento energetico del TAP è più importante di qualche centinaio di migliaia di vite umane ?  L’unica voce in contrasto con il Sultano è arrivata dal Presidente francese Macron, che suo malgrado ha subito non solo attacchi personali sconsiderati da parte di Erdogan, ma anche l’aggressione suicidaria di estremisti islamici sul territorio francese.

Ciò che accade nel Nagorno Karabakh è purtroppo il susseguirsi di notizie di una malvagità inenarrabile, contraddistinta da una barbarie che sta conducendo ad un’ennesima pulizia etnica: l’uso di armi non convenzionali come il fosforo bianco, la violenza nell’uccisione di civili incapaci di potersi difendere (cito ad esempio una donna anziana e suo figlio disabile barbaramente torturati da mercenari al soldo delle forze azere), le dichiarazioni reiterate di sterminio verso il popolo armeno da parte turca e azera: quale soluzione pacifica potrebbe essere messa in atto in un contesto oramai avvelenato da così tanta malvagità e spietatezza ? 


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