Aborto nella Costituzione Francese: motivato dai soliti (falsi) argomenti

Motivato dai soliti (falsi) argomenti dal primo Ministro francese
FONTE IMMAGINE: Rolling Stone (https://www.rollingstone.it/)
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Il 4 marzo scorso, come ricordato in un articolo precedente, la Francia ha ufficialmente inserito l’inesistente “diritto” all’aborto all’interno della propria Costituzione. È utile tornare nuovamente sull’argomento, vista la portata dell’evento. In particolare, ci si vuole qui soffermare su un aspetto dell’altisonante discorso che il primo Ministro Gabriel Attal ha rivolto all’Assemblea Nazionale poco prima del voto alla proposta di modifica costituzionale.

All’interno di questo discorso si contano non pochi luoghi comuni dell’abortismo, ma forse, per portata emotiva, la parte che maggiormente ha evocato la “simpatia” dei votanti (e dei giornali che, all’unanimità, hanno riportato solo queste parole) è quella relativa alla “piaga” degli aborti clandestini. Ecco le parole che Attal ha indirizzato ai votanti come sprone a votare favorevolmente: «Perché abbiamo un debito morale con tutte queste donne. Donne che hanno sofferto nella loro carne e nel loro spirito, a volte fino a perdere la vita. Sì, queste donne che sono morte per aver voluto essere libere ci perseguitano. […]. Sì, siamo perseguitati dalla sofferenza e dal ricordo di tante donne che, per decenni, hanno sofferto per non poter essere libere, pagando a volte anche con la vita l’ingiustizia che la legislatura tutta al maschile voleva mantenere per loro».

Uno degli argomenti preferiti del mondo abortista, abusato per ottenere la legalizzazione dell’aborto in tutto il mondo. Vi sono dei validi argomenti morali e giuridici atti a confutarlo, sintetizzati chiaramente dal compianto prof. Mario Palmaro nel suo libro Aborto & 194 (Sugarco, Milano 2008, pp. 110-114). Ci sarà modo di ricordarli. Per il momento si focalizzerà l’attenzione sull’ultimo: la portata menzognera dell’effettiva entità degli aborti clandestini.

Uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York, autore di 75.000 aborti, ha descritto la tattica abortista. In Irlanda, a Dublino, durante la campagna per il referendum del 7 settembre 1983 sul “Pro-Life Amendment”, Nathanson tenne un discorso in cui, fra le altre cose, affermava: «eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati ed era audace l’idea di voler cambiare le leggi sull’aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99.5% dell’opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell’aborto. Noi quattro fondatori riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l’aborto in vigore da 140 anni».

E continuava descrivendo la loro tattica, utilizzata in tutto il mondo occidentale: «drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione […]. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l’opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge».

Per quel che riguarda l’Italia, per un’analisi statistica seria del fenomeno degli aborti clandestini, si consiglia la lettura di un breve studio del 1976, intitolato “Sulla diffusione degli aborti illegali in Italia” a firma del prof. Bernardo Colombo, all’epoca ordinario di Demografia alla Facoltà di Scienze statistiche, demografiche ed attuariali dell’Università di Padova. In questa disamina, egli confutò la stima, data per certa, degli aborti clandestini nel nostro paese prima della 194. Si parlava arditamente, senza verifica delle fonti, di una quantità di aborti clandestini che variava da 1 a 3 milioni annui e di 20-25 mila donne morte a seguito di procedure clandestine. Queste cifre si ritrovavano persino all’interno di progetti legislativi (cfr. disegni di legge n. 1762 e n. 3692 del 1971) i quali si rifacevano a non meglio precisati dati elaborati dal Ministero della Sanità. Ricorda il prof. Colombo: «ebbe un bel dire il senatore Fenoaltea – quando gli venne fatto notare che il totale delle decedute per qualsiasi causa in età riproduttiva appena superava la metà del numero figurante nel testo da lui firmato – che si era trattato di un errore di stampa». E aggiungeva: «quante volte, malgrado le smentite, simili indicazioni sono state poi ripetute nella stampa quotidiana e sui rotocalchi!». Il professore ricorda anche che ad una sua esplicita richiesta di indicargli le fonti dei dati e i metodi di rilevazione, ed ogni notizia utile per valutare il grado di attendibilità della stima, il funzionario competente della Sanità gli rispose che quel ministero non aveva mai pubblicato niente in proposito e lo rimandava ai dati dell’Istituto Centrale di Statistica. Ma questa risposta, affermava a buona ragione Colombo, non era soddisfacente in quanto «non negava eventuali opinioni da un lato, e dall’altro neppure riconosceva che il ministero non aveva preso alcuna iniziativa scientificamente apprezzabile per arrivare autonomamente a plausibili stime del fenomeno». E aggiungeva: «a mio avviso, si tratta di una grave responsabilità che ministero e ministri si sono assunti lasciando circolare valutazioni attribuite al dicastero senza disconoscerle apertamente, o quanto meno senza definirne la paternità e l’attendibilità».

Queste cifre hanno continuato imperterrite ad essere riproposte come verità assoluta. È vero, quanto affermava Goethe «le frasi ripetute a sazietà si incrostano, alla fine, sulle convinzioni, fino ad annebbiare completamente gli organi dell’intuito». Talmente annebbiati da non riconoscere quello che tali cifre implicavano. Il prof. Colombo mise in evidenza, calcolatrice alla mano, come «tre milioni di aborti all’anno, dato l’ammontare di popolazione femminile in età riproduttiva presente nel Paese, significano in media un aborto per donna in poco meno di quattro anni e mezzo, cioè grosso modo per ciascuna otto aborti provocati nel corso dell’intera vita feconda. Ma non tutte le donne, certamente, ricorrono a simili pratiche: ognuno conosce, penso, donne che sicuramente non hanno mai posto termine artificialmente ad una gravidanza». Riportando poi delle stime di percentuali verosimili, tratte da altri paesi dove l’aborto era legale già all’epoca, proseguiva: «se si fissa per semplicità al 50% la percentuale di donne che hanno posto termine volontariamente ad una loro gravidanza almeno una volta nel corso dell’intero loro periodo riproduttivo, […] se ne deriva per tutte quelle che si sottopongono a tali pratiche una media di 16 aborti procurati per donna fra l’inizio ed il termine della vita feconda: cifra indubbiamente grottesca. Singoli casi di donne anche con oltre 20 aborti provocati vengono segnalati: ma qui non si tratta di singoli casi, ma per l’intero Paese di milioni e milioni di donne». Tramite i dati presenti in letteratura, una volta specificate rigorosamente le modalità della stima, il prof. Colombo arrivò alla conclusione di «escludere che il numero di aborti provocati in Italia si avvicini anche alla più piccola delle grosse cifre tonde che corrono, a quella, cioè, di un milione […]. Anche le valutazioni più “spinte” che ho ricavato ne rimangono nettamente al di sotto» e concludeva: «riconosco il mio scetticismo di fronte a stime che vadano al di là dei 200 mila aborti provocati all’anno nel Paese. Un numero effettivo che si allontanasse di molto all’insù rispetto ai 100 mila mi sorprenderebbe oggi di più di uno inferiore». Ancora oggi, questa menzogna viene ripetuta come un mantra, con esiti catastrofici. A noi il compito di testimoniare la verità.

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