MOLDAVIA: la donna che sta dietro le proteste di massa

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Si chiama Natalia Morar, ha 25 anni e non ha mai pensato alle conseguenze di un semplice messaggio sul suo Twitter (una rete di blog simile a Facebook). Secondo quanto pubblicato dal quotidiano britannico “The Guardian”, questa ragazza è proprio la donna che sta dietro le proteste di massa che la settimana scorsa hanno provocato gravi disordini, con più di 200 arresti, e hanno intimorito il governo comunista moldavo, guidato da Vladimir Voronin, 67 anni (ElPais.com, 15 aprile 2009).

In un’intervista riportata sul giornale britannico, Morar ammette di essere preoccupata dopo aver dato origine a una manifestazione improvvisata tra i suoi amici che ha riunito più di 20.000 persone a Chisinau, capitale della Moldavia. La giovane ha dovuto cambiare casa e sostiene che la polizia moldava, con l’appoggio russo, pensa di arrestarla. «Stanno sorvegliando casa mia e quella di mia madre», afferma sul “Guardian”. «Sono entrati nel mio appartamento senza un mandato di perquisizione.

Se mi trovano mi arrestano e chissà quello che succederà dopo. Per due giorni non ho parlato al telefono per paura che mi trovassero», aggiunge. Le proteste sono iniziate dopo una conversazione di Morar con sei amici in un bar a Chisinau. «Abbiamo discusso su ciò che avremmo dovuto fare il giorno prima delle elezioni parlamentari».


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Il Partito Comunista, alleato con Mosca, aveva vinto le elezioni e poco dopo sono scoppiate violente proteste nelle quali i manifestanti, la maggior parte studenti, hanno fatto irruzione in Parlamento e nell’ufficio del Presidente per denunciare la “frode”. Sono stati gettati mobili dalla finestra e altri sono stati bruciati. «Abbiamo deciso di organizzare una rapida manifestazione per il giorno stesso.

Abbiamo usato Twitter, oltre agli altri social network e ai messaggi SMS», ammette Mortar. L’appuntamento per andare in strada alle 10 di mattina era circolato profusamente nella rete e si era trattato di un richiamo alla “Grande Rivoluzione”. «Pensavamo che saremmo state due centinaia di amici, tra amici di amici e colleghi, ma quando siamo arrivati in piazza e abbiamo visto circa 20.000 persone che aspettavano è stato incredibile». Da allora alcuni mass media, come il “New York Times”, hanno iniziato a chiamare questa rivolta popolare “Rivoluzione Twitter”. Tale strumento, già utilizzato per altre manifestazioni come quella del G-20, è diventato un elemento fondamentale di mobilitazione in Moldavia. La polizia non è riuscita a contenere le migliaia di oppositori all’Esecutivo.

A causa della mancanza di una risposta del governo, sono scaturiti gli atti violenti e gli scontri con le forze dell’ordine. La giovane moldava dichiara: «Non solo sottovalutiamo il potere di Twitter e di Internet, ma sottovalutiamo anche l’ira esplosiva tra i giovani dovuta alle politiche di governo e alla frode elettorale». La Moldavia, uno dei paesi più poveri d’Europa e con quasi tre milioni e mezzo di abitanti, vive una situazione di disincanto e instabilità.


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Gli emigranti sono il sostegno del paese. Lavorano all’estero (Unione Europea, Russia e Stati post-sovietici) e inviano rimesse. I giovani si mostrano sempre più contrari al Governo. «Sono orgogliosa della gioventù moldava», afferma Morar, che dichiara di essere anche schedata dal Cremlino. La giovane era stata espulsa dalla Russia nel 2007 dopo aver scritto una serie di articoli in cui accusava alcuni ufficiali russi, compreso Alexander Bortnikov, uno degli ufficiali dei servizi di sicurezza russi, di essere dietro l’assassinio di Andrei Kozlov, un attivista contro il governo russo, nel settembre 2006.

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