Minoranza cristiana ancora perseguitata in India

IndiaEnnesimo caso di cristianofobia, questa volta nel Madhya Pradesh, in India.

Domenica scorsa a Nagda, durante la funzione religiosa, una trentina di militanti del Vhp-Vishwa Hindu Parishad e del Bajrang Dal hanno fatto irruzione in chiesa con poliziotti armati al seguito. Poi hanno bloccato il celebrante, reverendo Rakesh Goyal, per interrogarlo in base alla famigerata legge anti-conversione e verificare se non stesse tentando di convertire qualcuno al Cristianesimo. Un episodio analogo, questo, a quanto accaduto più volte già in giugno: celebrazioni interrotte, aggressioni, insulti, minacce sono ormai all’ordine del giorno in un’agghiacciante escalation di violenza e di terrore, sostanzialmente tollerata dalle forze dell’ordine, nonché dalle istituzioni politiche, governo indiano compreso, non a caso saldamente nelle mani del partito ultranazionalista indù Bjp-Bharatiya Janata Party, molto vicino al fanatismo dimostrato durante gli atti vandalici. Al punto da inasprire ulteriormente un anno fa il Madhya Pradesh Freedom of Religion Act 1986, rendendo obbligatorio per il sacerdote dare comunicazione di eventuali conversioni alle autorità locali almeno 30 giorni prima della cerimonia, prevedendo per i trasgressori sanzioni elevatissime.

Sajan K. George, Presidente del Gcic-Global Council of Indian Christians, ha dichiarato all’agenzia AsiaNews che gli attacchi sferrati alla minoranza cristiana sono il frutto dell’«assoluta mancanza di volontà politica di controllare gli elementi più pericolosi», il che incoraggerebbe «i fondamentalisti indù a perseguitare ed intimidire la vulnerabile comunità cristiana».

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