Meluzzi sulla legge contro l’omofobia: “Mi ricorda tanto i regimi totalitari del secolo passato”

Alessandro MeluzziSe domani io sosterrò che dei bambini hanno indispensabilmente bisogno per il loro sviluppo di una figura materna e paterna, rischio di essere processato come omofobo. Non solo mi viene impedito di sostenere legittimamente una posizione che io considero giusta e irrinunciabile, ma il mio lavoro mi espone ad un giudizio penale”. Così Alessandro Meluzzi, celebre psichiatra e psicoterapeuta, in un’intervista in cui non cela il suo scetticismo verso una legge che rischia di essere un piano inclinato.
La sua è anche una critica contro la diffusione del relativismo. Siamo in una società in cui si può dire o sostenere qualsiasi cosa, anche la più incredibile, senza che nessuno limiti questa libertà di espressione. Eppure si vogliono creare delle zone d’ombra in cui il proprio punto di vista deve essere limitato. La legge sull’omofobia è uno di questi casi, nei quali “
introduciamo una sorta di dogma e sfido chiunque a trovarne di simili”. “Credo che per contenere dei fenomeni degenerativi come l’intolleranza,” continua Meluzzi “si stia forzando con i concetti la natura delle cose e stiamo rischiando di produrre una società di tipo orwelliano”.
E per chi non crede che tutto questo possa diventare una realtà, conclude: “Ne riparleremo quando ci saranno i primi processi”.

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22 luglio 2013
Meluzzi: «Ddl anti-omofobia? Da medico potrei essere radiato. Droghe leggere? Rischierà più un padre per un bicchiere di vino»

«Con questa legge contro l’omofobia il mio lavoro mi espone al rischio di essere processato come omofobo. E quindi a un giudizio penale». Non parla tanto Alessandro Meluzzi, quanto lo psichiatra e psicoterapeuta, criminologo e docente di psichiatria forense, che intervistato da IntelligoNews, dice la sua sul ddl anti-omofobia che sta per arrivare in Aula a Montecitorio. E ne evidenzia tutte le contraddizioni oltre che gli eccessi di una legge «che mi ricorda tanto i regimi totalitari del secolo passato».

«Se domani, di fronte ad un bambino che deve essere dato in adozione, sosterrò da medico l’opportunità che venga dato ad una coppia dove ci sia una mamma e un papà, rischierò di essere espulso dall’ordine dei medici»: aggiunge Meluzzi, che è anche il fondatore della Comunità Agape, Madre dell’Accoglienza.

E sull’eventuale riforma sulla droga che mira ad alleviare le pene è drastico, siamo alla follia: « Se un padre di famiglia alla fine di una cena a base di fritto misto ha bevuto un quarto di vino, e viene fermato e accertato il superamento del tasso alcolico consentito, gli ritirano la patente per 6 mesi oltre a incorrere nel penale. Al contrario, con questa riforma, a un giovane che si fa di canne gli diamo la medaglia, e dopo che lo abbiamo sorpreso a guidare in condizioni di grave alterazione della percezione spazio-temporale, quale quella prodotta dal tetraidrocannabinolo, lo lasciamo andare».

Legge contro l’omofobia.  Diverse le resistenze e le obiezioni al ddl, il 26 luglio approderà nell’Aula di Montecitorio con il progetto di approvarla prima delle ferie. Qual è la sua opinione?
«Si inserisce forzosamente il concetto di reato di opinione. Se domani io sosterrò che dei bambini hanno indispensabilmente bisogno per il loro sviluppo, psicologico, identitario, psicosessuale, di una figura materna e paterna, quindi di genere diverso, rischio di essere processato come omofobo. Non solo mi viene impedito di sostenere legittimamente una posizione che io considero giusta e irrinunciabile, ma il mio lavoro mi espone ad un giudizio penale. Un modo di pensare così, mi ricorda tanto i regimi totalitari del secolo passato».

Quindi c’è anche un problema professionale per voi medici se verrà approvato il testo base?
«Se un domani, di fronte ad un bambino che deve essere dato in adozione, sosterrò da medico l’opportunità che venga dato ad una coppia dove ci sia una mamma e un papà, rischierò di essere espulso dall’ordine dei medici. Ma mi sarà vietato di esprimere un’opinione così in qualsiasi sede. Tanto più l’analisi è tecnica, penso ad una valutazione peritale per esempio, tanto più il rischio per me è alto».

Cosa risponde a chi dice che questi sono esempi paradossali?
«Che hanno una strana idea del paradosso. I miei esempi hanno un contenuto reale. Noi viviamo in un mondo dove si può sostenere qualsiasi cosa, si può sostenere che esiste Dio o che non esiste senza correre rischi, si può sostenere che si può mangiare carne o vegetariano senza che questo rappresenti un pericolo per la salute, si può sostenere che si devono abolire i motori a scoppio perché producono anidride carbonica… Ma ora, e questo è il caso, introduciamo una sorta di dogma e sfido chiunque a trovarne di simili».

Scalfarotto afferma che questo è uno dei casi in cui la norma ha un effetto simbolico. E’ d’accordo?
«Ne riparleremo quando ci saranno i primi processi. La trovo una cosa di una pericolosità estrema, che crea, tra l’altro, un precedente che domani potrebbe essere applicato a qualsiasi cosa».

Si prevedono campi di rieducazione per gli omofobi. Che ne pensa?
«In questa vicenda, siamo alle estreme conseguenze della dittatura culturale del politicamente corretto. Lo dico senza alcun livore: credo che per una serie di meccanismi psicologico-sociali -per contenere sicuramente dei fenomeni degenerativi come l’ìntolleranza- si stia forzando con i concetti la natura delle cose e stiamo rischiando di produrre una società di tipo orwelliano».

La riforma sulla droga mirerà ad allievare le pene. Da medico ha qualcosa da obiettare?
«Qui siamo alla follia nella follia. Non solo si incentiva il consumo, ma si sdrammatizza una situazione tutt’altro che irrilevante. Anche perché i derivati della canna indiana hanno un’azione psicodislettica, che soprattutto nei cervelli in via di sviluppo, favorisce psicosi latenti. Qui mi pare che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto pericoloso. Mi sorprende che con lo stato in cui è ridotto questo Paese anziché pensare di rilanciare economia, lavoro e produzione, il Parlamento si occupi di queste questioni che sono discutibilissime e, rispetto alla drammaticità della situazione, assolutamente marginali. Io non credo che la grande preoccupazione delle famiglie sia che i loro figli possano coltivarsi la marijuana sul balcone, né credo che il problema principale dei bambini sia di avere la libertà di poter essere adottati da una coppia gay».

Ci può portare un’esperienza che dimostri quanto una legge del genere sia pericolosa per i giovani?
«Ma sappiamo tutti che il tetraidrocannabinolo (THC) è uno psicodislettico. Tanto che viene usato nella terapia del dolore per i malati terminali. Non credo che possiamo assimilare un adolescente ad una malato di cancro o con un glaucoma inguaribile. Se è così, anche la morfina fa bene ai malati terminali, solo per questo può essere somministrata nella scuola media, perché tutto sommato può essere utile contro il mal di denti? E’ una distorsione, retorica e totale, della realtà».

Se si mette mano alla parte penalistica, alleggerendola o eliminandola, i ragazzi si sentiranno più incentivati a fare uso di droghe leggere?
«Certo. I ragazzi hanno molta paura del ritiro delle patente, così come della segnalazione alla Prefettura. Io sono allibito: da una parte diventiamo draconiani sull’uso dell’alcol il sabato sera, per esempio se uno beve due birre viene arrestato e gli viene ritirata la patente, e dall’altra parte permettiamo che sostanze -secondo me più pericolose dell’alcol- vengano liberamente consumate. Se un padre di famiglia alla fine di una cena a base di fritto misto ha bevuto un quarto di vino e viene fermato e accertato il superamento del tasso alcolico consentito, gli ritirano la patente per 6 mesi oltre a incorrere nel penale. Al contrario, con questa riforma, a un giovane che si fa di canne gli diamo la medaglia, e dopo che lo abbiamo sorpreso a guidare in condizioni di grave alterazione della percezione spazio-temporale, quale quella prodotta dal tetraidrocannabinolo, lo lasciamo andare. Mi domando se stiamo impazzendo».

Marta Moriconi

Fonte: Intelligo News

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