Mecca sì, segno della croce no: la jihad in campo

(di Mauro Faverzani) La fonte è autorevole, quella dell’ambasciata d’Arabia Saudita in Francia. Che, pur di propagandare l’islam, non si è fatta troppi scrupoli nel pubblicare sul proprio profilo Twitter un annuncio, che è tutto un programma. Recita così: «Sapete che molti giocatori della nazionale francese, come Karim Benzema e Paul Pogba, hanno già compiuto l’Hajj in Arabia Saudita?».

L’Hajj è il pellegrinaggio annuale alla Mecca, che milioni di musulmani, provenienti da tutto il mondo, sono chiamati a compiere. Tra questi vi sono state, per l’appunto, anche due stelle della nazionale di calcio francese. Paul Pogba è nato in Francia, a Lagny-sur-Marne, da una famiglia proveniente dalla Guinea.

The Independent conferma: è un musulmano praticante, formato all’islam da sua madre Yeo Moriba. Si è recato in Arabia Saudita (peraltro con una notevole copertura mediatica dell’evento), proprio per ringraziare dei successi acquisiti nella sua prima stagione con l’United. Lo stesso anche Karim Benzema, pure nato in Francia da genitori algerini: anche lui si dichiara apertamente musulmano, senza problemi. Islamici convinti e militanti, evidentemente. A quando calciatori italiani, che facciano da testimonial per pellegrinaggi a Fatima o a Lourdes?

Ma non è l’unica questione, né l’unica perplessità, che questa vicenda, apparentemente minore, solleva. C’è anche una contraddizione, eclatante: Mecca sì, segno della croce no. Perché? Perché negli stessi giorni, in cui l’ambasciata araba fa propaganda all’Hajj, un altro arabo illustre, Mohammed al-Arefe, docente di teologia islamica presso la King Saud University di Riyadh, ha chiesto ai vertici mondiali della Fifa di vietare per iscritto ai calciatori di farsi il segno della croce in campo.

Non lo disturba, invece, il fatto che altri atleti, come Mohamed Salah, si inginocchino ad Allah dopo un goal o una vittoria, per loro non chiede alcuna censura. Due pesi e due misure, insomma, come sempre. La cosa triste è che il calcio internazionale perda tempo con simili pretese. Gli unici ad esultare sono gli iper giacobini francesi: già due anni fa l’Amf, associazione dei sindaci, una sorte di Anci d’Oltralpe, aveva reclamato l’abolizione totale del segno della croce dai campi di gioco, in nome, come sempre, della laïcité. Islam e laicismo a braccetto… una strana coppia! (Mauro Faverzani)

Donazione Corrispondenza romana