Matrimoni incestuosi: la strada è aperta

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(Tommaso Scandroglio) La notizia viene dagli USA. Un genitore, di cui si ignora nome, età e sesso, vuole sposare suo figlio o sua figlia maggiorenne. Ovviamente negli States, essendo reato l’incesto, è illegittimo anche il matrimonio tra genitori e figli, il quale, se contratto, sarebbe semplicemente nullo. Ecco allora che questo genitore ha fatto ricorso presso il Tribunale federale di Manhattan lo scorso primo aprile affinché questa normativa, che gli impedirebbe di convolare a nozze con il figlio, venga dichiarata illegittima.

Vi sono stati alcuni precedenti simili. Ad esempio nel 2008 in Oklahoma una donna aveva sposato il figlio, poi aveva divorziato da lui e infine aveva sposato la figlia. Ovviamente riuscirono nell’intento occultando agli organi amministrativi i relativi legami di parentela. Poi il tutto venne a galla e madre e figlia ebbero seri guai con la giustizia. Altra vicenda datata 2018: Debby e Joe sono fratellastri avendo il padre in comune. I due si innamorano e poi si sposano. Ma anche in quel caso la finzione resse per poco e i due dovettero affrontare un processo penale. Invece esito diverso per una storia simile accaduta nel 2014: lei e lui sono fratellastri con madre in comune. I due si sposarono e una corte d’appello statunitense convalidò il matrimonio. Secondo i giudici non era incesto perché la relazione tra fratellastri è come quella esistente tra due cugini. Giudice che vai, sentenza che trovi. Ma forse il caso più famigerato, che tocca però molto di tangente quelli appena indicati, è quello che ha riguardato Woody Allen il quale sposò la figlia adottiva della ex compagna Mia Farrow, adozione che avvenne quando la Farrow era sposata con un’altra persona. Allen si giustificò asserendo si erano sposati solo per assicurare alla giovane sposa un solido futuro economico quando lui non ci sarebbe stato più.

Torniamo alla notizia data in apertura. Il genitore, davanti ai giudici, ha così perorato la sua causa. Ha inizialmente fatto appello all’«autonomia decisionale». Facendo l’avvocato del diavolo, ci verrebbe da porre questa domanda: come dare torto a questo genitore? Se l’autonomia decisionale legittima l’uccisione del figlio nel grembo materno, perché non potrebbe legittimare anche il matrimonio con lui? Se l’autodeterminazione rende lecita l’eutanasia, perché non potrebbe rendere lecito anche il vincolo coniugale tra madre e figlio o tra padre e figlia?

Il ricorrente poi aggiunge: «Attraverso il legame duraturo del matrimonio, due persone, qualunque sia la relazione che potrebbe legare l’una all’altra, possono trovare un maggiore livello di espressione, di intimità e spiritualità». Potremmo così ulteriormente esplicitare questo concetto. Se «love is love» e dunque se è errato pensare che l’amore di coppia possa essere appannaggio solo di coppie eterosessuali, ciò può e deve valere non solo per due uomini o due donne, ma anche per madre e figlio (o figlio) e padre e figlia (o figlio). Come può esserci un amore di coppia tra due persone dello stesso sesso che si esprime carnalmente in un rapporto omosessuale, così può esserci un amore di coppia tra due persone della stessa famiglia che può esprimersi in un rapporto sessuale. Chi lo dice che l’affetto tra madre e figlio possa esprimersi solo con il bacio sulla guancia, l’abbraccio e le carezze sul volto? Dove è scritto che l’amore intenso genitoriale non possa esprimersi con il linguaggio altrettanto intenso del rapporto sessuale? Non solo: ma chi dice che la madre non possa provare non solo sentimenti materni, ma anche sponsali per il figlio? E dunque, se così fosse, perché non formalizzarli in adeguato modo sposandosi?

Il tutto, a bene vedere, nasce, a monte, dalla liquefazione dell’istituto del matrimonio. Qualche decennio or sono si è iniziato a dire che l’importante non è il matrimonio, ma i sentimenti che legano i due fidanzati. Se l’aspetto essenziale è l’interiorità affettiva, sentimentale ed emozionale, va da sé che anche le persone omosessuali possano sperimentare tale interiorità, chiedendo altresì una formalizzazione di questo legame affettivo. Ma liberalizzato il sentimento d’amore rendendolo universale – l’amore può essere eterosessuale e anche omosessuale perché il vero amore non ha barriere – ecco che, fedeli a questo principio, si è esteso il concetto di amore anche agli animali (da qui le proposte di matrimonio interspecie), ai bambini (pedofilia), e ai parenti di primo e secondo grado. Il vero amore non deve appunto conoscere limiti e pensare al legame affettivo tra madre e figlio in termini solo genitoriali e non sponsali è appunto un limite. Altro limite è quello di escludere alcune espressioni fisiche consone a questo sentito interiore.

In sintesi il percorso che ci porterà a sdoganare anche l’incesto e il matrimonio tra genitori e figli e tra fratelli è assolutamente coerente con le premesse ed assolutamente logico nel suo articolarsi: l’amore è solo mero sentimento. Tutti i sentimenti che si percepiscono come piacevoli sono anche buoni moralmente. E dunque se provo un sentimento che qualifico come «amore di coppia» per mio figlio tale sentimento è vero e buono. Ma se provo questo particolare sentimento che percepisco come «coniugale» non si vede il motivo di negare a madre e figlio di sposarsi. In breve chi considera l’amore come mero sentimento e qualifica ogni sentimento piacevole come moralmente buono, non può che accettare l’incesto e il matrimonio genitoriale e tra fratelli. 

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